News

Augusta, a San Giuseppe Innografo l’assemblea diocesana dell’Azione cattolica italiana

AUGUSTA – Si è svolta la scorsa domenica, 22 ottobre, nei locali della parrocchia di San Giuseppe Innografo di Augusta, l’assemblea diocesana dell’Azione cattolica italiana. L’assemblea, aperta con la preghiera dell’assistente unitario padre Luca Saraceno, ha avuto ampia relazione da parte della presidente diocesana Valeria Macca. Poi, la santa messa è stata celebrata dall’arcivescovo monsignor Salvatore Pappalardo.

Sono state sottolineate tre tappe fondamentali: una prima tappa, preliminare, per analizzare il contesto attuale; una seconda per capire cosa come fare discernimento nelle proprie vite, nelle associazioni, nelle comunità; una terza tappa, quella degli orizzonti di impegno, dei sogni, delle scommesse per il futuro che i cattolici sono chiamati a costruire insieme.

La presidente diocesana dell’Aci si è soffermata particolarmente sul discernimento. “Tornare in Galilea – ha sottolineato nel suo intervento Valeria Macca – significa, allora, riscoprire l’esperienza dell’incontro personale con Gesù. Tutto ciò esige un cambiamento di mentalità: non possiamo portare agli altri ciò che non hanno. La fede – ha aggiunto – è un cammino di riconoscimento di ciò che è già stato donato segretamente. Tutta l’arte dell’evangelizzazione consiste allora nel favorire il riconoscimento, nel discernere e segnalare la presenza del regno di Dio nelle persone e nelle situazioni, anche là dove non ce lo aspetteremmo. Non dobbiamo convincere gli altri che la nostra vita è migliore della loro, perché noi abbiamo la verità in tasca e siamo belli, buoni e bravi. No! Dobbiamo divenire per gli altri strumento di scoperta di quel Dio che è già presente nella loro vita e che aspetta solo di essere trovato”.

L’obiettivo dichiarato dell’Azione cattolica è quindi farsi strumento, favorendo l’arte del discernimento individuale e comunitario. Infatti, Macca ha voluto ricordare la frase di papa Francesco elargita all’associazione lo scorso 30 aprile: “La parrocchia non è struttura obsoleta, ma deve essere rivisitata, nell’atrio o nella piazza”.

Da qui le conclusioni della presidente diocesana dell’Aci: “Essere laici, capaci di vivere una vita spirituale radicata dentro il mondo. Il laico è intriso della vita del mondo, e la sua stessa vita è vita spirituale, è luogo teologico. A noi viene chiesto soprattutto questo, di aiutare noi stessi e gli altri ad avere speranza, a poter credere che ciò che ci accade, per quanto assurdo, a volte ed incomprensibile, è dono del Padre eterno, che per vie a noi misteriose, ci svela il suo amore e la sua bontà”.


In alto