Politica

Ex Province, dalla Regione appello al governo nazionale: decreto di riordino e abolizione del prelievo forzoso

PALERMO – Un appello per salvare le ex Province siciliane dalla grave crisi finanziaria in cui versano è stato lanciato al governo Conte dal presidente della Regione, Nello Musumeci, a seguito dell’incontro voluto dal governatore questo pomeriggio a Palazzo d’Orleans con i parlamentari nazionali eletti in Sicilia di maggioranza e opposizione, alla presenza, oltre che degli assessori regionali Armao, Grasso e Razza, anche dei vertici regionali dei sindacati e dell’Anci.

Tra le decisioni assunte, quella di richiedere a Roma un decreto legge di riordino del sistema delle autonomie locali con l’abolizione del meccanismo del prelievo forzoso, che secondo i sindacati sottrae agli enti locali siciliani oltre 270 milioni di euro l’anno. Intanto la Regione, dopo la pubblicazione del bilancio che dovrebbe avvenire nei primi di marzo, è pronta a versare nelle casse delle ex Province 112 milioni di euro stanziati con l’ultima manovra. Mentre lo Stato si è già impegnato a destinare 540 milioni di euro nei prossimi sei anni per le ex Province.

Si è deciso anche l’impegno della Regione a sostituirsi alle ex Province nei mutui da queste già contratti con Cassa depositi e prestiti: operazione che, a norma approvata dal Parlamento nazionale, libererebbe 22 milioni, complessivamente.

“Le conseguenze di quella che può essere definita una finta riforma sono sotto gli occhi di tutti e non lasciano ulteriori margini di tempo per trovare una soluzione: strade provinciali abbandonate al dissesto, servizi sociali essenziali negati, stipendi a rischio per i dipendenti. Il default è dietro l’angolo anche per le amministrazioni che ancora non lo hanno dichiarato”, afferma in premessa Musumeci sull’incontro odierno.

“Il problema si risolve a Roma ed è per questo che ho voluto coinvolgere deputati e senatori siciliani affinché ognuno faccia la propria parte – aggiunge il governatore – È stato un bel momento di solidarietà istituzionale che, sono certo, troverà un suo riscontro nei fatti. Da Roma abbiamo ottenuto già alcuni impegni ma adesso bisogna accelerare. L’avevano spacciata per una grande riforma e, invece, hanno massacrato enti che per 160 anni avevano fatto, e anche bene, il proprio lavoro”.

Cauta soddisfazione viene espressa dai vertici regionali di Cgil, Cisl e Uil, promotori di un contestuale sit-in dinanzi alla sede del governo regionale. “Al governatore Musumeci – scrivono in una nota i confederali – abbiamo chiesto che le parti tornino a incontrarsi nel giro di una-due settimane per monitorare la situazione, che in Sicilia pende come un’ipoteca sulla testa di 6000 lavoratori di cui 400 precari. E abbiamo evidenziato, come di estrema urgenza, la vicenda dei lavoratori che, a causa del dissesto già proclamato, degli enti, non percepiscono stipendio da mesi”. Il riferimento è al Libero consorzio di Siracusa. Ritengono infine l’attuazione delle decisioni assunte a Palazzo d’Orleans come “necessaria al più presto perché gli enti intermedi escano dal tunnel, recuperino la loro storica presenza nel territorio, restituiscano ai lavoratori la certezza del diritto allo stipendio”.


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