Cultura

Floridia, “Globalizzazione e Identità”, apre il corso della Scuola di politica comparata

FLORIDIA – Con la relazione del prof. Yves Palau dell’Università di Parigi – est  sul tema “Globalizzazione e Identità” si è aperta la Scuola di Politica Comparata, organizzata dalla Rete di Ricerca Euro Mediterranea di politica comparata.

Nella sua introduzione Padre Giuseppe Di Rosa ha sottolineato che questo “è un progetto che ha tre momenti: il primo momento è l’azione di ricerca scientifica con  parecchi professori di varie Università Europee, Canadesi, dell’Africa e di Gerusalemme. La seconda attività è un’azione di formazione accademica. La terza attività è questa della scuola di politica che è un’azione di diffusione della ricerca e questo avviene attraverso una serie di incontri, dibattiti per la società civile. La scuola di Politica comparata si propone di approfondire processi di globalizzazione, che hanno investito tutti i grandi sistemi relazionali (economici, politici, sociali) e gli sconvolgimenti  geo-politici del nostro pianeta. Conoscere il nuovo mondo che si sta creando serve ad ognuno di noi per capire le nuove opportunità e le nuove sfide che ci attendono”.

“Noi abbiamo iniziato con questo tema – dichiara Mario Blancato – perché pensiamo che la globalizzazione non è un concetto astratto perché gli esiti del processo della globalizzazione hanno cambiato, stanno cambiando la vita di tutti noi e purtroppo l’hanno cambiata in peggio. La globalizzazione è quel grande epocale cambiamento dell’economia mondiale per cui tutto il mondo ormai è diventato un piccolo villaggio globale con la caduta di ogni vincolo di frontiera e la capacità di spostamento di capitali, finanze, soldi e investimenti in ogni parte del mondo che sta creando non  pochi problemi ad ognuno di noi. Poi c’è il problema delle identità nazionali che sono ormai seriamente minacciate da questo processo che tende ad uniformare i gusti e le scelte di consumo”.

Secondo il prof. Palau “Il tema di che mi è stato proposto  è molto difficile per due ragioni: la prima la parola sia mondializzazione, globalizzazione e identità sono molto fluidi come termini, polemici e molte volte politici. Questo fa capire come è molto difficile di cercare di parlare di queste due parole e quindi in una conferenza è difficile parlare di queste due parole. La seconda ragione della difficoltà di questi termini molto spesso vengono citate come in opposizione. La globalizzazione viene vista come se cancellasse le identità. E l’identità come se si frappone alla globalizzazione.  Nella realtà questi due termini non si oppongono fra di loro. Ma questo processo di globalizzazione o mondializzazione è accompagnato sempre nel rafforzare le identità.   Prima cosa da dire che la globalizzazione non è recente perché nella storia ci sono parecchie fasi di globalizzazione e anche fasi di de globalizzazione. Noi viviamo in un’epoca che tutto è nuovo. Ma nella storia politica ci sono delle cose nuove ma ci sono anche delle cose che sono vecchie. Quindi parto dell’idea che la globalizzazione è un fenomeno antico e soprattutto mi riferisco al XIX  secolo e oggi. Il XIX è stato un momento di una certa importanza per la globalizzazione perché partendo da li è possibile fare delle analisi per arrivare ad oggi”.

“La globalizzazione è principalmente economica ma non solamente economica e non tocca tutta l’economia ma influenza altri settori e soprattutto una dimensione culturale. Per la prima volta ci possiamo confrontare sulla visione del mondo che sono in concorrenza l’uno con l’altro – aggiunge Palau -, dei modi di vivere e dei valori che sono in concorrenza e dunque abbiamo la tendenza ad appoggiarci sulla nostra visione del mondo, sui nostri valori e sui nostri modi di vita. La cultura è molto importante è diventa un pilastro della nostra cultura politica. Noi ci appropriamo della nostra cultura in rapporti ad altre culture. Noi facciamo di questa cultura la nostra il fondamento della nostra identità che è diversa dagli altri. La cultura era pensata in maniera universale fino al XVIII si fondava su una cultura come cosmopolita, universalista e che liberava dalle loro identità personale. Oggi vediamo la cultura come che è legata alle varie identità, quindi la cultura diventa particolare a ciascun popolo. La globalizzazione obbliga le istituzioni a ridefinirsi nessun sistema può vivere in maniera autarchica ed è così che la mondialità diventa un orizzonte per molti individui”.

“La mondializzazione rappresenta una rottura del nostro immaginario e crea nuovi punti di riferimento e questo è una sera di sfide per ciascuno di noi e per le istituzioni. La mondializzazione non significa la disperazione delle nostre istituzioni. Le istituzione sono configurate ma non sono soppresse. Il territorio –prosegue – , la nazione, lo Stato vengono modificate dalla mondializzazione ma non sono soppresse e non sono arcaiche.  Le identità sono percepite come qualcosa di fisse. Nelle realtà le identità cambiano radicalmente. Ma quando parliamo di identità la vediamo come qualcosa di fisso, qualcosa di stabile, ma non è così perché cambia. Non c’è identità senza struttura identitaria cioè l’identità e il principale attore che vanno a determinare le varie identità. L’identità comporta una  contraddizione all’interno stessa perché cambia, si presenta come stabile ma cambia, viene percepita come naturale ma in effetti è artificiale. La dinamica identitaria permette di sopportare le grandi trasformazioni perché un sentimento di stabilità in un mondo che cambia velocemente”.


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