Cronaca

Pachino, l’eredità e l’agguato [Video], arrestato 52enne per estorsione e lesioni nei confronti di familiari

PACHINO – Ieri, agenti della Polizia del Commissariato di Pachino, diretti dal vice questore aggiunto Maria Antonietta Malandrino, in esecuzione di ordinanza di applicazione di misura cautelare, hanno tratto in arresto il 52enne pachinese Renato Boager, per il quale è stata disposta la misura cautelare in carcere, con l’accusa di estorsione, atti persecutori e lesioni. Contestualmente, il 29enne R.D. è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Avola, per l’accusa di lesioni.

L’indagine è stata avviata alla fine dello scorso anno allorquando, la sera del 12 ottobre, un uomo di 63 anni, dopo aver parcheggiato la sua autovettura nel cortile di pertinenza della propria abitazione, venne aggredito da uno sconosciuto armato di una mazza di baseball. Mentre l’aggressore gli sferrava alcuni colpi di mazza indirizzati alla testa, grazie alla straordinaria prontezza di riflessi, la vittima riuscì a porre in essere una strenua difesa, che le consentì di sottrarsi ai colpi sferrati con inusitata violenza e di mettere in fuga l’aggressore. Questi, nel darsi alla fuga, perse l’arma impropria e una scarpa. In quel caso il 63enne se la cavò con una ferita alla testa.

L’immediato intervento della Polizia consentiva di acquisire le immagini fornite da alcune telecamere installate nei pressi del luogo dell’agguato, che consentivano la ricostruzione della dinamica dell’evento e l’identificazione dell’autore del reato. Infatti, si notava come un giovane incappucciato si fosse appostato in attesa della vittima e, appena arrivava, gli piombava alle spalle usando la mazza da baseball per colpirlo alla testa. Sebbene si fosse coperto il capo con il cappuccio della felpa, durante la fuga gli scivolava il copricapo lasciando scoperto il volto. La vittima, che lo aveva visto in faccia, lo avrebbe riconosciuto nel 29enne R.D..

Le indagini, avviate tempestivamente, hanno richiesto ulteriori approfondimenti giacché, dalla denuncia presentata dalla parte offesa, gli investigatori hanno ricostruito che il R.D. era solo il presunto autore materiale dell’agguato, ordito da altro soggetto. Il movente ipotizzato è riconducibile a motivi di eredità nell’ambito della sfera familiare e l’agguato l’atto conclusivo di una serie di pretese di denaro che la vittima avrebbe subito da parte del cognato Renato Boager.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il Boager non avrebbe perdonato alla sorella e al cognato la decisione di andare a vivere a Siracusa, rinunciando alla cura dell’anziana madre, che dopo la morte del padre, per anni, avevano assistito in maniera esclusiva. Infatti, a causa di impegni familiari, l’onere di accudire l’anziana madre sarebbe ricaduto in capo al fratello Renato. I familiari però hanno sospettato che l’interesse di quest’ultimo fosse quello di entrare in possesso dei beni della madre e del danaro che a suo avviso doveva essere contenuto nel libretto di risparmio dell’anziana donna, poi risultato vuoto perché la pensione percepita sarebbe servita per l’accudimento della stessa e per le spese di mantenimento dell’abitazione di sua proprietà. Sempre secondo le ipotesi investigative, il 52enne avrebbe messo in atto tutta una serie di minacce estorsive contro i congiunti, costringendoli a consegnargli la somma di 4 mila euro, pur di interrompere le persecuzioni da parte del cognato, che sarebbero iniziate già nel mese di agosto.

A questo punto, verosimilmente non soddisfatto della somma ricevuta, avrebbe assoldato il giovane R.D. per punire il cognato, presunto esecutore materiale dell’agguato a seguito del quale, per salvaguardare la propria incolumità, la coppia si sarebbe vista costretta a trasferirsi definitivamente a Siracusa, abbandonando la casa, le proprietà e le amicizie. Non ancora pienamente soddisfatto di avere allontanato la sorella ed il cognato, il Boager avrebbe però iniziato a prendere di mira e perseguitare anche il proprio fratello e la di lui moglie, costretti anch’essi a vivere nel terrore, per motivi riconducibili ai buoni rapporti che li legano alla famiglia del cognato.

Ecco il video montato e fornito dalla Polizia di Stato.


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