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Siracusa, l’attivo unitario di Cgil, Cisl e Uil: “Nella manovra finanziaria del governo c’è visione settentrionalista”

SIRACUSA – Legge di bilancio da rivedere e maggiori investimenti per il territorio siracusano i due punti cardine del dibattito sindacale tenuto stamani al Santuario della Madonna delle Lacrime. Un “fronte comune” verso il governo Conte quello richiamato dall’attivo unitario di Cgil, Cisl e Uil.

Presenti i tre segretari generali provinciali Roberto Alosi, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, che attraverso un comunicato stampa congiunto rendono noto: “Noi siamo fortemente preoccupati, non solo per la tenuta democratica e le libertà messe in discussione ma anche per ciò che contiene la manovra finanziaria che rappresenta la cartina di tornasole di questo governo – sostengono i segretari di Cgil, Cisl e Uil – L’utilizzo delle risorse scelte dal governo vanno nella direzione opposta rispetto a ciò che auspicavamo noi per la risalita della nostra situazione, del Sud, del Mezzogiorno e del nostro territorio. Parliamo di uno sforamento del deficit che non ci preoccupa in sé stesso, perché lo abbiamo detto in tutti i modi, il problema è la destinazione di queste risorse in eccesso. L’elemento di fondo per aprire un contrasto ruota su questo punto, poiché siamo in presenza di una manovra finanziaria riduttiva, restrittiva che porta dentro una visione modesta e rinunciataria del riscatto economico del paese: il vero assente è il sud perché c’è una visione settentrionalista. Non c’è una logica di solidarietà verso il sud e questo impatta in maniera negativa verso il nostro territorio”.

È stato un dibattito molto partecipato, durante il quale sono intervenuti anche i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Michele Pagliaro, Mimmo Milazzo e Claudio Barone, per un esecutivo concluso dal segretario confederale nazionale Cisl, Piero Ragazzini.

“Siamo in un contesto che sta davvero molto male, non sono venute meno solo quote di investimenti ma anche i fondamentali per ricostruire il rilancio economico se pensiamo alle infrastrutture – aggiungono i tre segretari provinciali -, c’è l’istruzione che non funziona, da noi insomma non c’è il lavoro. Se non rimettiamo inoltre in sicurezza il nostro territorio non ce ne usciamo più. Cgil, Cisl e Uil hanno richiamato la clausola sulla destinazione delle risorse per la questione meridionale che deve attestarsi almeno sul 34 per cento, quindi bisogna rispondere con azioni concrete perché parliamo di un territorio in ginocchio e basti pensare alla questione delle Province regionali e il default dei Comuni. Noi chiediamo con forza un piano straordinario di investimenti per il mezzogiorno, un piano di 500 milioni di euro destinati alle grandi opere per poter costruire una nuova visione di questa società e di questo contesto. Laddove ci sono cantieri fermi c’è un paese fermo. Noi abbiamo bisogno di investimenti in un territorio ricco di potenzialità. Dobbiamo costruire una straordinaria alleanza con il mondo del lavoro, con tutto il territorio per una grande vertenzialità con un unico comune denominatore: il lavoro e lo sviluppo. Solo così costringeremo il governo a riconfrontarsi con le organizzazioni sindacali visto che oggi non c’è tavolo di confronto. A breve celebreremo i 50 anni dei Fatti di Avola, che hanno lasciato un segno tangibile della lotta sindacale per la difesa del lavoro, per uno statuto di cui gli ultimi governi non tengono più conto”.


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