Cronaca

Siracusa, operazione anti-caporalato, denunciati due titolari di azienda agricola e il “caporale” extracomunitario

SIRACUSA – Questa mattina la Guardia di finanza di Siracusa, su delega della locale Procura della Repubblica, ha notificato un provvedimento di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di tre soggetti, ritenuti coinvolti a vario titolo in una attività di illecito sfruttamento del lavoro, meglio conosciuto come fenomeno del “caporalato”.

Risultano denunciati per illecita attività di intermediazione e sfruttamento del lavoro di extracomunitari S.A. e G.A., titolari di un’azienda agricola operante nei territori di Cassibile, Avola e Siracusa, e M.G., immigrato extracomunitario e presunto “caporale”.

Già nel luglio del 2017, il gip Andrea Migneco aveva emesso, con decreto, la misura della sottoposizione a controllo giudiziario dell’azienda, mediante la nomina di un amministratore giudiziario, al fine di non interrompere l’attività produttiva.

I reati contestati ai tre indagati riguardano infatti l’anno 2017, quando alcuni extracomunitari, abitanti della zona di Cassibile conosciuta come “Case Sudan”, stanchi dello sfruttamento quotidiano da parte di titolari di aziende agricole siracusane, si presentavano spontaneamente a denunciare i fatti presso gli uffici della Guardia di finanza di Siracusa.

Le indagini, coordinate dal procuratore capo Francesco Paolo Giordano e dirette dal sostituto procuratore Tommaso Pagano, delegate alla Compagnia di Siracusa, avrebbero permesso di individuare una fitta rete di rapporti tra il cittadino extracomunitario, che reclutava manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, e i due titolari dell’azienda agricola, che avrebbero utilizzato la manodopera, reclutata dal “caporale”, sottoponendola a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

L’attività investigativa, eseguita anche mediante indagini tecniche, avrebbe consentito altresì di riscontrare che i lavoratori extracomunitari impiegati, oltre ad essere retribuiti in modo inadeguato rispetto alla quantità di lavoro prestato, molto spesso non risultavano ingaggiati.

Le ispezioni effettuate presso l’azienda, inoltre, si sono concluse con la contestazione della violazione di molteplici norme in materia di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro. Basti pensare che i lavoratori si trovavano a prestare la propria opera in luoghi insalubri, sporchi e senza i dispositivi di protezione individuale.

La particolarità evidenziata dagli investigatori, tuttavia, riguarda i metodi di sorveglianza utilizzati: oltre al “caporale”, che svolgeva funzioni di sentinella nei campi, i titolari dell’azienda avevano installato un sistema di videocamere abusivo presso i loro magazzini per controllare l’operato dei lavoratori.

 


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