Cronaca

Siracusa, padre lentinese si incatena al tribunale. L’odissea per una casa popolare lunga dieci anni

SIRACUSA – Per due giorni si è incatenato all’ingresso pedonale del palazzo di giustizia di Siracusa in viale Santa Panagia. Protesta Giovanni Nazionale, di Lentini, sposato e padre di quattro figli, che ha anche esposto in tre pannelli le tappe della vicenda che lo ha coinvolto da dieci anni, tra l’assegnazione di una casa Gescal, mai utilizzata perché occupata da altri abusivamente e tre sentenze vinte al Tar di Catania.

“Nel 2006 ho partecipato ad un concorso per otto appartamenti case “Gescal” e fui collegato al terzo posto sia nella graduatoria provvisoria sia in quella definitiva – ha spiegato Giovanni Nazionale – La casa in mi doveva essere consegnata entro trenta giorni dalla data di esposizione all’albo pretorio del Comune di Lentini, nel mese di ottobre del 2008. L’appartamento però era occupato abusivamente e per il Comune di Lentini questo venne considerato elemento ostativo per ottemperare alla legge. Dall’ex sindaco Mangiameli mi furono fatte delle promesse che non vennero mantenute. Decisi così di protestare davanti al Comune e dopo dinanzi alla Prefettura di Siracusa, ottenendo solo promesse. Decisi così di farmi rappresentare da un legale che presentò ricorso al Tar di Catania che mi diede ragione, senza avere però diritto alla casa. Altre due volte ho presentato ricorso vincendoli e in quei casi sono stati nominati come commissari l’ex comandante provinciale dei carabinieri Perdichizzi, il questore Caggegie l’ex prefetto, Gradone, senza avere seguito alle mie richieste. Dalla Regione e dalla presidenza della Repubblica intanto si invita il Comune di Lentini a dare corso all’assegnazione dell’abitazione per la mia famiglia”.

“Mi decisi quindi a denunciare il sindaco di Lentini, il comandante dei vigili urbani e il coordinatore del quarto settore del Comune – prosegue nel racconto Giovanni Nazionale -, iniziando una nuova protesta davanti al Municipio, che termina con la proposta dell’amministrazione di assegnarmi un appartamento alternativo che era stato confiscato alla mafia. In quel caso dovendo firmare il contratto per questa casa, ho riscontrato delle incongruenze relative alla retta mensile di 208 euro, che ritenevo eccessiva se paragonata ai 60 euro che avrei dovuto pagare per l’appartamento che mi spettava. Inoltre c’era una clausola in base alla quale queste cifre non erano compatibili con un eventuale riscatto del bene ed avrei dovuto pure lasciare l’appartamento nel caso in cui le abitazioni originarie sarebbero state sgomberate perdendo la somma versata da me nei confronti del Comune di Lentini. La casa alternativa presentava grossi problemi e per riparare i danni ho dovuto rivolgermi all’Inpdap, chiedendo un prestito pagando mensilmente una rata di 154 euro che mi viene decurtata dalla mia busta paga fino alla scadenza del 30 giugno del 2025”.

Quando però viene disposto dal Comune lo sgombero delle abitazioni occupate abusivamente ed assegnate ai legittimi proprietari, tra cui lo stesso Nazionale, trova l’appartamento devastato dagli occupanti abusivi e decide di non firmare perché esiste un danno all’allaccio fognario che l’Iacp non può riparare per l’esiguità delle somme a disposizione e, adesso, l’attuale sindaco avrebbe disposto la riconsegna della casa da lui attualmente abitata.

“Tutto questo dopo dieci anni di attesa e proteste – conclude l’autore della clamorosa protesta -, promesse non mantenute ed altri soldi che dovrò sborsare per rimettere l’appartamento in sesto e difendermi contro la delibera varata dal Comune”.


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