Elezioni regionali 2017

Siracusa, post-regionali, resa dei conti nel Partito democratico

SIRACUSA – Partito democratico alla resa dei conti interna, in realtà fin dalla composizione della lista, prima vera battaglia tra le correnti e i rispettivi alfieri. Ma a dato elettorale cristallizzato, si sono manifestati i primi colpi di coda, vestiti da analisi politiche.

Anzi, già ieri pomeriggio, quando si attribuivano informalmente a scrutinio in corso i primi seggi nel collegio provinciale, il deputato e assessore regionale uscente Bruno Marziano sganciava la prima bomba, prendendo atto del primato nella lista Pd di Giovanni Cafeo, attribuito alla nuova area “orfiniana”.

Identificava i “diversi fattori” che avrebbero concorso al suo secondo posto (4.795 voti, quasi tremila meno di Cafeo), con un mea culpa in premessa legato alla considerazione di aver fatto parte del governo Crocetta e di “non esser riuscito a rimettere in piedi il settore della Formazione”.

Poi aggiungeva: “Ciò che ha pesato di più è stata l’entrata a gamba tesa dei dirigenti regionali e nazionali che, intervenendo pesantemente sulle dinamiche interne, hanno cambiato la  cifra politica del risultato elettorale. È nel triangolo Lentini-Carlentini-Francofonte che maggiormente si determina il divario con il mio concorrente di partito poiché alla sua forza tradizionale si è aggiunta quella  del sindaco di Carlentini (Pippo Basso, ndr) che ha reagito in questo modo alla sua esclusione dalla lista del Pd, ed al quale i rappresentanti di un’area politica interna del Pd hanno garantito futuri incarichi come compenso del suo impegno a favore di uno dei candidati della lista”.

Non ci sarebbero, almeno per il momento, ipotesi di addio al Pd o di avvicinamento ad Articolo uno. “Nei prossimi giorni – concludeva Marziano – assieme ai compagni e agli amici della mia area, valuterò come far pesare ciò che noi rappresentiamo nel Partito democratico e nel Centrosinistra”.

Dall’altro fronte interno, neppure il segretario provinciale del Pd, Alessio Lo Giudice, esulta, riconoscendo la “sconfitta del centrosinistra”, e adducendo a motivazione il fatto di non esser riuscita la coalizione a “dissociarsi” dall’esperienza di governo con Crocetta e “l’incomprensibile scelta di Mdp e soci di presentare un progetto politico minoritario e velleitario, funzionale alla vittoria della destra”.

Registra però la “tenuta” elettorale del Pd provinciale, rispetto alla precedente tornata elettorale regionale (gli attuali 19.446 con i precedenti 19.603), “nonostante la scissione di inizio 2017 e malgrado alcuni dirigenti del Pd – qui l’annuncio di resa dei conti – abbiano apertamente appoggiato un candidato della lista di un altro partito, così violando il nostro statuto nazionale che prevede l’obbligo per gli iscritti di sostenere lealmente ed esclusivamente i candidati presenti nelle liste del Pd”.

Poi, tra i ringraziamenti rivolti ad ogni singolo candidato, quelli formali e distaccati per Bruno Marziano, “tra i fondatori del Pd, costante riferimento in tutti questi anni in cui ci ha con competenza rappresentato all’Ars e, da ultimo, nella Giunta regionale”, evidenziando che “la sua esperienza e la sua determinazione saranno, così come in passato, risorse preziose per tutti noi”.

E, seppure con toni contenuti, quelli per l’eletto, ritenuto espressione della sua area di riferimento, Giovanni Cafeo, con i “complimenti per la brillante elezione, insieme all’augurio di interpretare al meglio l’importante ruolo affidatogli dagli elettori, agendo quale deputato di tutto il Pd nell’interesse della comunità provinciale siracusana”.

Ma è il sindaco di Siracusa, il renziano Giancarlo Garozzo, in questo momento da una sorta di terzo fronte, a intervenire a gamba tesa nel dibattito nella qualità di componente della direzione nazionale del Pd. Il primo cittadino si è visto in campagna elettorale accanto a Gaetano Cutrufo, dopo estenuanti trattative nel Pd finito nella lista di Alternativa popolare.

“Dopo il risultato disastroso fatto registrare dal Partito democratico, sia a livello regionale che provinciale – afferma Garozzo -, il segretario regionale Fausto Raciti e il segretario provinciale di Siracusa Alessio Lo Giudice dovrebbero dimettersi. E con loro dovrebbe fare una seria riflessione anche Matteo Orfini che in piena campagna elettorale, invece di venire in Sicilia per sostenere la candidatura di Fabrizio Micari a presidente della Regione, ha pensato bene di recarsi a Carlentini per fare cosa? Costituire l’area Orfini. Viene da ridere ma la cosa è tristemente seria. Resto basito e fortemente perplesso davanti agli atteggiamenti tenuti da questi tre personaggi, Raciti, Lo Giudice e Orfini, prima, durante e dopo la campagna elettorale per le regionali.

“Il segretario provinciale Lo Giudice, il giorno dopo le elezioni dirama un comunicato stampa di pura retorica per redarguire personalità varie quasi a voler attribuire loro i risultati ottenuti dal partito in provincia, farfugliando di regole e di statuto. Ritengo che l’unica cosa gli resti da fare sia dare le dimissioni – aggiunge Garozzo – anche perché è del tutto ingiustificabile e squalificante per chi si definisce segretario, come appunto Lo Giudice o lo stesso Raciti recarsi a Carlentini, in piena campagna elettorale, insieme a Matteo Orfini, leader nazionale del Pd per costituire l’area Orfini. Un’azione, questa, volta non a sostenere la candidatura di Fabrizio Micari ma a rendere merce di scambio i voti della zona Nord della provincia. Voti che poi saranno determinanti per uno dei candidati della lista del Pd, vicino ovviamente a Raciti. Senza contare la presa in giro fatta a un intero territorio promettendo una candidatura alle nazionali e regalando illusioni prive di qualunque concretezza”.

La rottura con l’establishment non renziano del Pd sembra totale e a tutti i livelli, a tal punto che Garozzo ne chiede le dimissioni: “Se dirigenti provinciali, regionali e nazionali si comportano in questa maniera e si prestano a queste operazioni di basso cabotaggio è chiaro a tutti che il Pd non c’è più. Il risultato fallimentare registrato alle elezioni regionali è da attribuire in larga parte proprio a Raciti che ha gestito in maniera scomposta tutto il percorso verso le elezioni, dalla stesura delle liste al metodo per scelta del candidato presidente. Questo fa di lui l’artefice e l’attore principale del disastro del Pd. Questi personaggi e i loro atteggiamenti sono uno dei motivi che hanno spinto tante persone che credevano nel Pd ad allontanarsi dal partito, a scegliere di non votarlo, a consegnare la nostra regione nelle mani del centrodestra. A mio avviso l’unica cosa che possono fare e rassegnare immediatamente le dimissioni”.

Intanto nel pomeriggio giunge notizia delle dimissioni dall’esecutivo provinciale del Pd di Sonia D’Amico e Alessandra Furnari, che, nelle due lettere separate inviate al segretario Lo Giudice, ne contestano duramente la gestione. Furnari, in particolare, solidarizza con Garozzo e rivendica il proprio sostegno elettorale a Gaetano Cutrufo.


In alto