Cronaca

Siracusa, processi pilotati: Calafiore interrogato a Catania: “Non vi fu dazione di denaro”

CATANIA – “Non c’è stata dazione di denaro, non c’è in radice il fatto materiale”. Si è basata principalmente su questo la difesa di Giuseppe Calafiore davanti ai pubblici ministeri di Messina che lo hanno interrogato per quasi 8 ore nel carcere di piazza Lanza a Catania. L’avvocato siracusano, insieme al magistrato Giancarlo Longo e all’altro legale Piero Amara, secondo le procure di Messina e Roma è uno dei perni della “associazione per delinquere” che avrebbe agito per modificare processi secondo i propri interessi.

È rientrato sabato da Dubai, dove si trovava al momento della notifica della misura cautelare, e attraverso i suoi legali Calafiore ha comunicato di volersi mettere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ieri si è svolto dunque l’interrogatorio di garanzia dalle 11,30 alle 19 circa. Presente in 19 capitoli delle 444 pagine di ordinanza firmata dal gip della città dello Stretto, è stato sottoposto a un interrogatorio ininterrotto e serrato. “Lui ha dato giustificazioni su ogni addebito”, fa sapere il suo legale Mario Fiaccavento che lo difende insieme all’avvocato Alberto Gullino. “Non c’è stata nessuna dazione di denaro” ha detto, riferito soprattutto al capodanno a Dubai che un altro indagato, l’imprenditore Fabrizio Centofanti, secondo l’accusa avrebbe pagato ai due legali e all’ex pm Longo: “Sul viaggio a Dubai – ha riferito il legale di Calafiore – ha ricevuto l’anticipazione, ma non ha pagato per nessuno. Comunque lo si voglia interpretare non è stato lui a pagare nulla a nessuno. E che quella stessa sua vacanza l’ha rimborsata a chi ha fatto il biglietto”.

Su altre due vicende, dove secondo l’accusa avrebbe attinto a documentazioni in maniera fraudolenta con il concorso del magistrato Longo, Calafiore si è difeso dicendo che si sarebbe trattato di documenti “ufficiali e ostensibili da altri procedimenti”.  Al termine dell’interrogatorio i due legali hanno chiesto che la misura cautelare venga ridotta nei domiciliari.


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