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Siracusa, scuola Chindemi: 5 furti in 15 giorni. E il silenzio delle istituzioni

SIRACUSA – Cinque furti in quindici giorni. Cinque effrazioni. Cinque volte la scuola violata, l’attività didattica mortificata. Il personale e gli alunni sconcertati. Sette computer rubati in totale, e ogni volta scassinate le gettoniere delle macchinette delle merendine. E allarmi che suonano e vicepresidi svegliati nel cuore della notte. Qualcuno ha capito che serve sostegno e attenzione alla scuola Chindemi? Le emergenze, forse, di queste ore stanno spostando l’attenzione altrove e rischiano di mettere in secondo piano quanto sta accadendo al Chindemi. L’istituto comprensivo di via Basilicata e via Algeri è continuamente oggetto di ruberie e furti con scasso.

L’ultima effrazione la scorsa notte: scassinata la macchinetta delle bevande e rubato un computer. È il quinto episodio in soli quindici giorni: le altre volte sempre scassinati i distributori automatici di merendine e caffè, ma soprattutto rubati i computer dalle classi. Sono i pc che si utilizzano per le Lim (Lavagne interattive multimediali), che sono in ogni classe e stanno dentro a piccoli armadietti. Sistematicamente vengono forzati gli armadietti e rubati i pc. “Il danno per noi è enorme – cerca di spiegare l’amareggiato vicepreside, Marco Vero -. I nostri ragazzini hanno poco e quel poco che hanno per loro è tutto”.

Qualora non fosse chiaro, stiamo parlando di strumentazioni delle quali le scuole si dotano con grandi sacrifici partecipando a Pon e Fesr (Fondi europei strutturali). “Sono dotazioni – spiega ancora il vicepreside – che noi non possiamo reintegrare se non aspettando i prossimi Pon e le prossime occasioni di questo tipo: non abbiamo fondi che ci consentono di acquistare dotazioni come queste. Le spese di gestione di una scuola ammontano a circa 2mila euro l’anno: con questi soldi noi dobbiamo pagarci le utenze, l’istituto di vigilanza, la carta, la fotocopiatrice, la carte igienica….”.

L’ammanco, dunque, è grave. Il silenzio delle autorità scolastiche e del Comune pure. E alla mortificazione seguono lucide richieste: “La necessità è di bloccare il fenomeno – prosegue Vero -. Tutti i giorni così, ci mettono in ginocchio. Tutti i giorni dobbiamo smontare computer, metterli dentro una stanza e blindarli?”. Cosa servirebbe: “Impianti di videosorveglianza idonei – spiega il docente – e collegati con le centrali operative, non private, ma direttamente dei carabinieri, cosa che non ci possiamo permettere di installare”. E qui una cosa che non tutti sanno e che va sottolineata: “L’impianto di allarme installato oggi se lo paga la scuola”. Lo sfogo è rivolto agli enti competenti: “Al personale scolastico dovrebbe essere consegnata una scuola sicura, che funzioni e che sia in grado di permettere agli alunni di adempiere a un obbligo. Perché non dimentichiamo – conclude Vero – che li obblighiamo e poi dobbiamo metterli in condizioni di adempiere a un obbligo”.


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