
Si tratta di un’idea e produzione del giovane talento augustano Pierpaolo Saraceno, che ha avuto modo di farsi apprezzare sia nella capitale che in terra natia da qualche anno a questa parte. Lo scopo di Saraceno è quello di ricordare il giornalista e attivista Peppino Impastato, ucciso per mano mafiosa nel 1978, perché “scomodo”.
Dalle frequenze di Radio Aut, radio libera fondata a Terrasini nel 1977, si poteva ascoltare la voce secca, diretta e sincera di un uomo semplice e umile, ma tanto forte da sfidare nella sua terra, martoriata dalla mafia, la sua stessa famiglia mafiosa. Quell’uomo era Peppino Impastato, grande lottatore, ma soprattutto grande spirito ribelle, ucciso a soli trent’anni su ordine del capo di “Cosa Nostra”, Gaetano Badalamenti (Don Tano), principale bersaglio di Peppino nelle sue trasmissioni di Radio Aut.
Così, il Peppino Impastato della rappresentazione scaglia attraverso la radio nella finzione scenica le invettive contro i componenti nonché i succubi del potere di Cosa Nostra. Mentre la madre Felicia Bartolotta cerca in tutti i modi di sviare Peppino da quello che immaginava sarebbe stato il suo destino se avesse continuato a denunciare i soprusi della mafia. E per questo motivo tenta di convincerlo ad andare in California, dove risiedono i cugini di famiglia, ma nulla da fare: Peppino continuerà a lottare contro la mafia, per la propria terra, la Sicilia. Terra da tanti amata e da molti “arricurdata”. L’ambiente scenico è diviso in due parti: da un lato la madre di Peppino che racconta, con occhi pieni di amore, il mondo del figlio, la sua lotta, la sua forza d’animo. Dall’altro, una serie di flashback, che ripropongono la vita di Peppino, le sue azioni, ma soprattutto la sua voce.