SIRACUSA – Nelle prime ore del mattino del 25 settembre gli agenti della polizia di Stato hanno eseguito tre misure di ordinanza cautelare ai danni dei tre presunti responsabili della rapina avvenuta nel 2016 presso la gioielleria Piccione. I tre adesso si trovano agli arresti domiciliari.
Gli agenti della polizia di Stato hanno eseguito le le direttive impartite dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Siracusa Nitti, con il coordinamento del Procuratore Aggiunto Fabio Scavone, ed hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari, emesse dal Gip presso il Tribunale di Siracusa, nei confronti di 3 giovani: T. S., classe 1994, siracusana, C.A. classe 1987, residente a Scordia, M.A. classe 1995, siracusano, “tutti accusati della rapina avvenuta in data 04 novembre 2016 in danno della gioielleria PICCIONE”.
In quella circostanza, secondo gli inquirenti, una giovane coppia (identificata in C. A. e T.S.) si era recata presso la gioielleria mostrandosi interessata all’acquisto di un anello con diamante. Una volta distratto il gioielliere dai clienti, due soggetti erano entrati nel negozio armati di una pistola ed a volto travisato. Uno di loro, dopo aver picchiato il gioielliere con calci e pugni ed averlo colpito con il calcio della pistola, aveva puntato l’arma nei confronti della vittima, costringendo l’uomo a consegnargli i gioielli che aveva prelevato dalla cassaforte per mostrarli ai clienti (per un valore pari a circa euro 74.000) nonché il suo stesso telefono cellulare.
Durante la fuga, il titolare della gioielleria era riuscito ad afferrare il cappuccio della felpa indossata da uno dei due, scoprendo il volto del reo.
Le telecamere del sistema di videosorveglianza della gioielleria hanno immortalato i due soggetti ed uno di loro è stato associato al terzo individuo arrestato alle prime luci dell’alba di oggi (M.A.).
Inoltre “le analisi biologiche eseguite sul passamontagna utilizzato per la rapina avevano evidenziato la presenza del D.N.A. una traccia minima compatibile con il DNA dell’uomo.
L’attività di indagine, sviluppatasi con intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre ad evidenziare un quadro indiziario di responsabilità anche a carico dei due avventori (C. A. e T.S.), ha portato alla confessione di uno degli indagati, che avrebbe fatto luce sulla vicenda.
