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Anniversario morte papa Francesco, la riflessione del carlentinese Di Salvo (Ucsi) su un giornalismo “etico”

SIRACUSA – A un anno dalla scomparsa di papa Francesco, arriva una riflessione che intreccia memoria personale e impegno professionale. A firmarla è il giornalista carlentinese Salvo Di Salvo, già segretario nazionale dell’Ucsi, che in una lettera aperta alle redazioni ripercorre l’eredità lasciata da Jorge Mario Bergoglio, con uno sguardo particolare al ruolo dell’informazione.

Un contributo che si muove tra ricordo e attualità, ponendo al centro il valore di un giornalismo etico, capace di cercare la verità e di costruire relazioni, nel solco degli insegnamenti del pontefice.

Il primo ricordo riaffiora da una data simbolica: “Abbiamo bisogno di un giornalismo libero, al servizio del vero, del bene, del giusto; un giornalismo che aiuti a costruire la cultura dell’incontro”. Era il 3 maggio 2019, Giornata mondiale della libertà di stampa, e, sottolinea Di Salvo, papa Francesco riusciva a sintetizzare in quelle poche parole il senso più profondo della professione giornalistica. Un richiamo che, osserva, resta oggi più che mai attuale: “È il richiamo a un giornalismo mite, che mette al centro il cuore dell’uomo e racconti sempre la verità“.

Da qui prende avvio una riflessione più ampia sull’eredità del pontefice, che “si concentra su un’informazione etica, costruttiva e “vera”, capace di costruire società“. Un insegnamento che chiama direttamente in causa il lavoro quotidiano dei giornalisti, invitati “a non cadere nella disinformazione e a cercare la verità, definendo il loro ruolo come un servizio essenziale per la comunità“.

Nel ricordo personale, Di Salvo richiama anche i momenti vissuti accanto al pontefice, in particolare durante il Giubileo della Comunicazione: “È stato emozionante – ricorda – ascoltare le parole nell’aula Nervi di papa Francesco. Ricordi che rimarranno custoditi nel mio cuore“. In quell’occasione, sottolinea, il Papa aveva ribadito con forza che il giornalismo “costruisce la società se basato sulla verità e non sulla calunnia o la diffamazione“.

Tra le parole chiave consegnate al mondo della comunicazione, Di Salvo individua un patrimonio preciso: “Il valore della verità chiamandoci ad essere “veri”, la missione educativa, riportandoci alla semplicità delle parole, il dialogo per costruire ponti di pace“, fino alla scelta significativa di affidare ai giornalisti l’apertura del Giubileo “Pellegrini di speranza”.

La riflessione si allarga quindi al significato complessivo del pontificato: “Francesco ci lascia un fuoco: il fuoco vivo di una fede vissuta nella misericordia e nella giustizia, nell’amore a Dio e al prossimo“. Un’eredità che si traduce anche in una visione inclusiva della Chiesa, capace di dire, come ricorda Di Salvo, che c’è posto per tutti: “Venite, qui c’è posto per todos, todos, todos”.

Infine, la lettera aperta del giornalista carlentinese assume il tono di un ringraziamento e di un impegno: “L’eredità di papa Francesco non si presenta dunque come un elenco di istruzioni concluse, ma come un cammino aperto. Francesco ci lascia un fuoco“. Un invito a custodire e alimentare, anche attraverso il lavoro quotidiano dell’informazione.


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