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Etna, ingrottamenti lavici e attività effusiva: l’eruzione diventa “turistica”

Può un’eruzione essere definita “turistica”? All’Etna sì, ed era qualche anno che ciò non accadeva. Dopo la vivace attività stromboliana di metà marzo, condita dalle numerose esplosioni idro-magmatiche dovute al contatto tra la lava e l’abbondante copertura nevosa che riveste il vulcano, l’eruzione dell’Etna ha virato verso una molto più tranquilla fase esclusivamente effusiva. La lava esce senza fretta da una bocca aperta ad oltre 3.000 metri di quota, posta alla base meridionale del Nuovo Cratere di Sud-Est, e si incanala in direzione Sud-Ovest seguendo il naturale pendio del terreno, fino a raggiungere una quota minima che oggi è di circa 2.200-2.300 metri sul mare. È una colata lavica lenta ma costante, che permette agli osservatori di avvicinarsi facilmente per immortalarsi accanto alla lava in foto e video che poi impazzano sui social come facebook o instagram, facendo rapidamente il giro del mondo.

L’eruzione, quindi, sembra diventata proprio tipicamente “turistica”, alla portata di tutti, seppure con la dovuta prudenza e nel rispetto delle regole del buon senso, visto che il magma erutta in superficie ad oltre 1200 gradi centigradi. Ma siamo sicuri che non ci sia proprio nulla da temere? Con un vulcano volubile come l’Etna, mai dire mai, ed anche questo fa parte del suo fascino. Però, effettivamente, la quantità di magma che in questo momento erutta è abbastanza modesta. Dalla bocca eruttiva la lava si espande in una zona non antropizzata, coprendo una distanza inferiore a tre chilometri. E con questi modesti tassi effusivi non potrà progredire di molto in lunghezza, né scendere significativamente di quota, rimanendo comunque molto distante dai centri abitati.

Tuttavia, la costanza dell’attività effusiva favorisce fenomeni di “ingrottamento lavico”. La colata si raffredda più rapidamente nelle sue porzioni esterne, cioè al contatto con l’aria e con il terreno sottostante sul quale scorre. Si formano, così, dei veri e propri “tunnel” di lava, all’interno dei quali il fuso incandescente scorre più facilmente, mantenendosi fluido e con una temperatura molto elevata. La formazione dei tunnel lavici si traduce quasi sempre in una maggiore espansione delle colate laviche: se una colata esposta al contatto con l’aria raggiunge, per esempio, 4 chilometri di lunghezza massima e poi si arresta per naturale raffreddamento, la stessa colata “ingrottata” nei tunnel lavici può espandersi per almeno 1 chilometro in più. Gli studi sull’espansione dei campi lavici sono, quindi, fondamentali per vulcani densamente antropizzati come l’Etna: la stessa colata lavica, inizialmente innocua, può diventare pericolosa man mano che un’eruzione va avanti nel tempo, quando si formano sufficienti ingrottamenti che la fanno progredire in lunghezza.

Presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, un gruppo di ricercatori ha messo a punto un algoritmo con il quale ha simulato la possibile espansione delle colate di lava etnee [1] dei prossimi decenni. I ricercatori hanno creato uno strumento con il quale si possono immaginare già adesso i luoghi che saranno invasi dalle future colate laviche. Anche la colata oggi attiva è stata, in un certo senso, “prevista” in quello studio, e la lava si sta comportando esattamente come gli studiosi hanno immaginato. La colata si sta espandendo in una zona priva di case o strade e, permanendo gli attuali tassi effusivi, non supererà i 4-5 chilometri di lunghezza massima. A conti fatti, sempre un’eruzione decisamente turistica. Un’occasione “educativa” importante non solo per gli studiosi, ma anche per appassionati e visitatori, che possono prendere confidenza in relativa sicurezza con uno dei fenomeni più attrattivi che la Natura ci sa offrire. Anche se, è bene ricordarlo, il rischio zero non esiste su un vulcano attivo come l’Etna. Basta esserne pienamente consapevoli ed affidarsi, quando necessario, alle Guide Alpine e Vulcanologiche.

Marco Neri*

*Primo Ricercatore, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Catania, Osservatorio Etneo

(Nella foto in evidenza: bocca eruttiva aperta alla base meridionale del Nuovo Cratere di Sud-Est e colata lavica attiva, con in alto a sinistra la mappa di probabilità di espansione delle colate laviche sommitali etnee secondo il disegno modificato da Del Negro et al., 2013 [1])