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I Millennials siciliani, nativi digitali capaci di investire su se stessi

Recente neologismo è rappresentato dall’espressione “I Millenials”. Con tale epiteto si designano i giovani nati a partire dall’anno 2000. Una generazione che sembra affrontare la vita in una maniera del tutto nuova, con interessi e dipendenze assai diverse da quella che li precede. L’universo della psicologia e della sociologia ha fatto di questa lacerazione generazionale un vero e proprio argomento di studio.

La Millennial Generation si distingue – difatti – per i nuovi e diversi interessi tra cui si annoverano più aspetti positivi che negativi. Da un lato, se questi giovani sembrano avere dalla propria parte il fatto di essere la prima generazione nativa digitale che li rende consumatori 2.0 della nuova tecnologia – avendo assistito alla notevole diffusione di Internet nell’ultimo ventennio – dall’altro essi vengono spesso additati di essere poco volenterosi nella ricerca del lavoro, ad esempio, soprattutto se si parla di Sud, dove il tasso di disoccupazione stenta a diminuire.

In effetti, le generazioni precedenti, quelle dei ventenni e trentenni di oggi, sono state spesso accusata di pigrizia negli ultimi anni da alcune categorie datoriali e politiche. C’è chi dedica intere giornate al culto della palestra “postando” foto sui social network, è vero, chi magari nel tempo libero si diletta sulle innumerevoli piattaforme di gioco online come netbet.it, per citarne una, coinvolgendosi in giochi di società iper tecnologici ma sempre virtuali.

È stato oggetto di infiniti dibattiti il fenomeno dei cosiddetti “bamboccioni” accusati di cullarsi, spesso, sugli allori e… sulle tasche della famiglia, che non avrebbero alcuna voglia di staccarsi dal nido della casa di origine dove tutto viene loro servito, senza alcuna fatica. Gli anni trascorsi a esitare tra un esame universitario e l’altro, tra un aperitivo e l’altro, trovano testimonianza nei dati sui fuoricorso o sui ritiri dal mondo universitario. Per di più, è ampiamente diffuso nel resto d’Italia il cliché del “siciliano sfaticato” che non ha proprio voglia di rimboccarsi le maniche e andare a lavorare.

Eppure, le cronache danno prova di una moltitudine di Millennials pieni di passione e con le idee chiare sul proprio percorso di formazione. Tanti ragazzi pronti a scommettere sulle proprie capacità, che non ci pensano due volte a intraprendere lavori umili pur di pagarsi gli studi – con la speranza di un futuro migliore – e che della tecnologia fanno non un fantomatico “lavoro del futuro”, bensì il “lavoro del presente”.

Certo è che tra i sentimenti comuni ai Millennials vi sia la paura della costruzione di una propria famiglia, la chimera del cosiddetto “posto fisso”, cioè la penuria di proposte di contratti a tempo indeterminato. Sarebbero però molto più numerosi, rispetto alla generazione precedente, i giovani che investono sul proprio talento, sulla nascita di start-up, che vedono la luce quando delle idee innovative riescono a far nascere e crescere una nuova azienda.

Pertanto, soprattutto in un panorama come quello del Sud Italia e della Sicilia, è vero che c’è ancora tanto da fare per l’occupazione giovanile, ma si può confidare nella certezza che la stragrande maggioranza dei Millennials siciliani non ha, tra le priorità, solo uno smartphone.


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