- La Gazzetta Siracusana - https://www.lagazzettasiracusana.it -

Mercato criptovalutario, è un buon momento per comprare Bitcoin? Il parere degli esperti

Bitcoin, ovvero la criptovaluta più famosa e diffusa del mondo, continua a dividere l’opinione pubblica. Se, da una parte, c’è chi la ritiene il futuro delle transazioni finanziarie, dall’altra non mancano i suoi detrattori.

Fra questi la Cina è sicuramente il paese che più osteggia i token digitali [1], seguita a ruota dalla Corea del Sud. Il motivo è legato in larga parte alla difficoltà di controllare Bitcoin, il quale riesce a sfuggire alle strette maglie della politica cinese ed è, così, inviso alla sua classe dirigente.

Tuttavia, i sostenitori della regina delle monete digitali hanno un altro motivo per gioire: sembra, infatti, che questa, mantenendo l’attuale tasso di crescita potrebbe, entro il 2024 raggiungere un miliardo di utenti (e i 3,7 miliardi negli anni a venire). Secondo una ricerca di Crypto.com, infatti, il numero di persone che utilizzano i Bitcoin è all’incirca lo stesso di quanti, nel 1997, navigavano in Internet: un dato sorprendente, soprattutto se si pensa all’evoluzione che ha poi avuto il World Wide Web nel corso degli anni.

Per molte persone, quindi, investire in questa criptovaluta rimane una possibilità estremamente allettante, soprattutto in ragione della crescita esponenziale che l’ha caratterizzata durante gli ultimi anni.

Per comprare Bitcoin [2] al giorno d’oggi è possibile ricorrere ai broker online e, dunque, al trading, così come agli exchange di criptovalute. Quest’ultima soluzione è, in genere, utilizzata soprattutto da chi ha in mente un investimento a lungo termine e presuppone l’esistenza di un wallet digitale. Il wallet non è altro che un vero e proprio portafoglio elettronico in cui l’utente tiene le criptovalute.

Conviene ancora puntare sui Bitcoin?

Bitcoin, così come le altre criptovalute, è considerato un asset estremamente volatile. In gergo finanziario si definisce volatile qualunque asset che si caratterizzi per un andamento marcatamente oscillatorio.

Ciò vuol dire che ad improvvisi picchi di valore possono seguire dei crolli bruschi e inaspettati, che gettano nel panico gli investitori. Non è solo Bitcoin a presentare queste peculiarità, anche altri prodotti finanziari, come le azioni (soprattutto quelle di determinati settori) si comportano allo stesso modo.

Alcuni analisti finanziari ritengono che la criptovaluta sia così volatile perché la sua offerta è rigida e limitata: essa, infatti, ammonta a 21 milioni, i quali verranno probabilmente raggiunti fra una ventina d’anni.

La domanda di Bitcoin è in balia degli investitori, mentre la sua offerta è chiusa. Esattamente il contrario succede con le valute tradizionali governate dalle Banche centrali, in cui queste hanno un ruolo fondamentale nel bilanciare il delicato equilibrio fra domanda e offerta. Per tale motivo stabilizzare il Bitcoin è praticamente impossibile, ed è per questo che diventa soggetto a forti bolle speculative. È esattamente quello che è successo negli ultimi mesi, quando il valore della moneta è crollato bruscamente, passando da più di 60.000 dollari a meno della metà in pochissimo tempo, bruciando centinaia di migliaia di dollari di capitalizzazione.

Se si sceglie di fare trading su Bitcoin è, quindi, importante conoscere tali caratteristiche. La procedura per cominciare a investire è semplice, basta registrarsi presso una piattaforma di trading online e aprire una posizione. È fondamentale affidarsi solo a broker regolarmente certificati in quanto il rischio di truffa, se si fa trading con operatori sospetti, è veramente molto alto.

Le licenze che una piattaforma deve avere sono quella della Consob (valida solo in Italia) e quella CySEC, che invece raggruppa tutto il territorio europeo. Molti investitori scelgono di operare con Bitcoin tramite con i CFD, in modo da poter entrare sul mercato anche con un capitale non molto ingente. I CFD (anche detti contracts for difference) sono uno strumento finanziario di tipo derivato che consentono di speculare sul sottostante di un asset senza comprarlo direttamente.