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Neve e freddo si sommano allo sciame sismico, nuova tragedia in Centro Italia

È dalle 10.25 di ieri mattina che il Centro Italia è tornato a tremare forte. Lo ha fatto con una inusitata sequenza di violenti sismi, ben quattro terremoti di magnitudo superiore a 5.0 in sole 4 ore, di cui i primi tre sono avvenuti nel corso dei primi drammatici sessanta minuti. L’area colpita si trova al margine meridionale della zona interessata dallo sciame sismico iniziato lo scorso 24 agosto [1] 2016, e quindi a pochi chilometri da L’Aquila, che ancora fa i conti con il disastroso terremoto del 2009.

I terremoti si stanno accanendo su un territorio fragile, da cinque mesi condannato a subire ripetuti scuotimenti sismici che hanno già causato lutti e distruzione. Ciò sta accadendo durante un inverno particolarmente rigido, subito dopo nevicate di portata eccezionale e quindi in un contesto ambientale difficilissimo. Gente tosta questi nostri concittadini del Centro Italia, che rischia la vita in alloggi di fortuna pur di non abbandonare la propria terra, i propri animali e le attività commerciali che avevano faticosamente cercato di mantenere attive in questi ultimi quattro mesi contrassegnati da sismi distruttivi. Tutto ciò con la consapevolezza di doversi confrontare con una natura che appare, oggi, quanto mai maligna.

E come spesso accade, a tragedia si somma tragedia. Una valanga di neve si è abbattuta sull’Hotel Rigopiano, in Abruzzo, probabilmente innescatasi con i terremoti di ieri. Si contano già vittime e decine sono i dispersi, in un’angosciante attesa di notizie dai soccorritori impegnati in una frenetica, complicatissima azione di salvataggio.

Ma perché avviene una valanga di neve durante un terremoto? Sono gli “effetti collaterali” dello scuotimento sismico. La vibrazione indotta dal sisma sollecita e smuove tutto ciò che in superficie si trova in precario equilibrio, fino a farlo crollare o scivolare a valle. Crollano le case più vulnerabili, si innescano le frane nei terreni meno compatti, ed anche la neve si può muovere, per gravità, scivolando in basso in modo impetuoso. Era troppa la neve caduta in questi ultimi giorni, troppo precaria la stabilità degli accumuli nevosi sui ripidi pendii di quelle montagne inquiete. Forse è bastata una scossa più violenta delle altre ad innescare la valanga e l’ennesima tragedia si è compiuta, nonostante la distanza (oltre 40 chilometri) dall’area epicentrale delle scosse sismiche.

Oggi è il momento dei soccorsi, tempestivi ed efficaci come sempre, domani sarà quello del cordoglio per le vittime. Ma deve venire, e presto, anche il giorno della consapevolezza, delle decisioni sagge su come vivere nel nostro meraviglioso quanto vulnerabile territorio italico. Perché la Terra non dimentica, anzi, ce lo ricorda continuamente.

Marco Neri*

*Primo Ricercatore, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Catania, Osservatorio Etneo