Cronaca

“Revolutionbet”, mafia e scommesse: ventotto fermati e sequestri per 70 milioni. Coinvolto imprenditore di Pachino

SIRACUSA – Sono 28 le persone fermate, su disposizione della Procura distrettuale di Catania, nell’ambito dell’inchiesta su mafie e scommesse illecite online, coordinata dalla Dna. Tra loro vi sono presunti esponenti dei clan Cappello e Santapaola-Ercolano.

I provvedimenti sono stati eseguiti da personale di Guardia di finanza, Squadra mobile e Sco per la Polizia, e Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Catania e del Ros. Contestualmente sono stati sequestrati preventivamente in via d’urgenza beni per circa 70 milioni di euro, in Italia e all’estero, e 46 agenzie di scommesse e internet point nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa.

Le indagini si sono avvalse anche del contributo di un collaboratore di giustizia che, grazie alle proprie competenze tecniche specifiche, era stato l’ideatore della struttura organizzativa utilizzata dai clan. La mafia catanese, secondo stime della Procura, avrebbe ottenuto un profitto complessivo di oltre 50 milioni di euro tra il 2011 e il 2017.

L’inchiesta – La Procura ha delegato le indagini a Guardia di finanza e Carabinieri su “esponenti di spicco della ‘famiglia’ Santapaola-Ercolano ed in particolare a Carmelo, Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti”, fermati da militari dell’Arma e dal Ros, e alla Polizia di Stato sulle “attività illecite riconducibili ad esponenti di rilievo del clan Cappello”. Secondo l’accusa, il “gruppo Placenti attraverso il sito Revolutionbet, aveva compiuto un autentico salto imprenditoriale assurgendo al primario ruolo di bookmaker in grado di imporsi nel mercato regionale del gaming con una rete commerciale di 8 master sotto i quali hanno operato 28 commerciali, 7 sub-commerciali e 20 presentatori”.

Gli accertamenti patrimoniali condotti sul gruppo Placenti dalla Guardia di finanza di Catania ha permesso alla Procura di emettere provvedimenti ablativi cautelari per 42 unità immobiliari e 36 società commerciali (tra le quali oltre a società nazionali ed estere attive nel gaming anche un autosalone, una società di rimessaggio di barche e noleggio di moto d’acqua, una palestra, una squadra di calcio militante nel campionato di Promozione). Tra i beni di particolare pregio, vi sono una villa sul mare, edificata ad Augusta e non censita al catasto, e un lussuoso appartamento di 11 vani sita a Castelnuovo di Porto a Roma (“fittiziamente” intestato a un Gruppo europeo di interesse economico maltese) nonché 5 appartamenti in Austria (Vienna e Innsbruck).

Da indagini della Squadra mobile di Catania e dello Sco di Roma sono emersi che gli interessi del clan Cappello nel settore del gaming online clandestino venivano curati, sul versante catanese, da Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti diretti di parentela a Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice della cosca, mentre sul versante siracusano, secondo gli inquirenti, sarebbe emersa la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, residente a Pachino. Castiglia è accusato dalla Procura di essere “organizzatore e direttore dell’associazione per delinquere, promossa da Salvo, al quale è contestato il ruolo di capo promotore”. Inoltre Castiglia è indagato per concorso esterno all’associazione mafiosa Cappello perché, “pur non essendo stabilmente inserito nel sodalizio, contribuiva sistematicamente e consapevolmente alla realizzazione di talune attività ed al raggiungimento degli scopi del clan, avendo organizzato e garantito la diffusione sul territorio di Catania e Siracusa della rete necessaria per realizzare i giochi on line, acquisendo agenzie, dirigendo i master e gli agenti, gestendo il flusso di denaro necessario per le vincite, in tal modo fornendo un contributo causale di rilievo per il mantenimento e la realizzazione degli interessi del predetto clan mafioso”.

I fermati – La Guardia di finanza ha fermato: Anna Aurigemma, Salvatore Barretta, Orazio Bonaccorso, Antonio Chillè, Federico Di Ciò, Cristian Di Mauro, Carmelo Di Salvo, Danilo Mario Giuffrida, Simone Insanguine, Gaetano Liottasio, Angelo Fabio Mazzerbo, Riccardo Tamiro. I carabinieri del comando provinciale e del Ros hanno fermato: Carmelo, Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti. Agenti della squadra mobile della Questura di Catania e personale dello Sco della polizia di Roma hanno fermato: Giovanni Orazio Castiglia, Davide Cioffi, Giovanni Conte, Santo D’Agata, Gino Salvatore D’Anna, Andrea Di Bella, Giovanni Di Pasquale, Antonino Iacono, Francesco Nania, Antonino Russo, Pietro Salvaggio, Angelo Antonio Susino e Salvatore Truglio.

(Fonte: Ansa.it)


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