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Sicilia del calcio pronta a rinascere: tanti talenti da seguire. Ma in Italia non si investe nei vivai

Una volta c’era una Sicilia intera che, calcisticamente, riempiva la Serie A, complici anche gli anni d’oro di Palermo e Catania, due grandi realtà, non solo del Sud, che hanno purtroppo lasciato il gotha del nostro calcio: oggi le due compagini siciliane lottano, ognuna a modo suo, tra Lega Pro e Serie D, dopo aver stupito per quasi una decade a cavallo tra gli anni 2000 e i primi 2010.

Un tempo gli atleti siciliani erano in totale 24, di cui la metà divisi tra le due siciliane, oggi in massima serie sono sempre di meno. Resiste il palermitano Antonino La Gumina, oggi alla Sampdoria, ma in prestito dall’Empoli, centravanti granitico, un ex del Palermo (nella foto di repertorio), che tanto bene aveva fatto parlare di sé ai tempi delle giovanili e che cerca nella Genova blucerchiata un punto di lancio per mettere sui giusti binari la sua carriera. Ma non solo perché, anche se con meno riflettori puntati addosso, c’è tutta una generazione di giovani talenti siciliani che sta venendo fuori e lottando per emergere. A cominciare dal catanese Emanuele Ndoj, nato italiano ma naturalizzato albanese, in forza al Brescia, centrocampista di grinta e qualità che, nello scorso anno, ha dato il suo decisivo contributo per la promozione delle Rondinelle in massima Serie.

Si tratta solo della punta di un iceberg che vede al suo interno tanti, giovani millennials che si stanno or ora affacciando sui grandi palcoscenici. Due su tutti, Paolo Marino, dell’Asd Gescal, centrocampista classe 2002 che ha vinto, con un gol proprio suo, il 48° Trofeo Città di Arco “Beppe Viola”, ed è ad oggi titolare inamovibile con la maglia biancoverde in Promozione. Alla pari di Pietro Santapaola, in forza al Messina, centrocampista classe 2003 protagonista, nella scorsa stagione, di ottime prestazioni con la casacca dell’Under 17 e 19 dei messinesi. Santapaola ha anche vestito la maglia della Nazionale Under 16, essendo poi l’unico siciliano impegnato, tra Puglia e Basilicata, nella Scirea Cup.

La speranza è che il calcio siciliano chiuda la prossima decade meglio di come ha chiuso quella recentemente andata in archivio. E proprio a questo proposito, in base a dati resi noti dal CIES e analizzati da bwin, è interessante sottolineare alcune statistiche sul calcio europeo vagliate ai raggi X: nella decade 2010-2020, chi ha speso di più? Chi ha cambiato più giocatori e chi ne ha cambiati di meno? I risultati sono davvero interessanti. Tra le squadre, per esempio, che meno hanno cambiato il loro undici titolare spiccano il Barcellona ed il Bayern Monaco, mentre tra chi ne ha cambiati di più è primatista il Genoa (205), assieme a Fiorentina (161) e Roma (149). Roma e Genoa sono anche le squadre che hanno acquistato più calciatori stranieri. Tra le squadre con più giovani, peraltro, non c’è nessuna italiana, invece maggioritarie nella top five delle squadre più vecchie per età media: queste sono, nell’ordine, Juve, Inter, Lazio, Everton e Napoli. E ancora in negativo sono i dati dell’Italia per i settori giovanili: nessuna italiana è nella top five europea per minutaggio concesso a prodotti del proprio vivaio, mentre la classifica nazionale è guidata da Inter, Udinese, Lazio e Fiorentina. Un problema atavico quello del nostro calcio, impossibilitato o negligente nell’investire nelle risorse del suo territorio.


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