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Siracusa, “Africa the project”: progetto/spettacolo che accomuna due terre non molto lontane, Sicilia e Africa

africa the projectSi chiama “Africa – The Project” ed è il nuovo progetto-studio di Massimo Tuccitto, regista e attore, interessato a scoprire i punti di legame fra queste due terre e le somiglianze tra gli abitanti.
Il primo passaggio si è tenuto martedì al liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” Tuccitto ci tiene a ringraziare in particolar modo la co-artefice del progetto, la professoressa Rita Palermo, ma anche il Gruppo Emergency Siracusa (e soprattutto Adriana Anselmo, per il suo intervento), l’Obiama Centro Sprar di Floridia, nelle persone di Sebino Scaglione e Daniele Baffo e alla dottoressa Sabrina Infanti.
Il fine del progetto è quello di ricerca, al termine della quale avrà luogo un film e uno spettacolo.

“Africa”, infatti, è un progetto/spettacolo di ricerca sociale volto all’individuazione dei fattori che accomunano due terre non molto lontane, la Sicilia e l’Africa, e due popoli ancor più vicini. La ricerca e l’indagine socio-culturali condotte trovano espressione in congressi, conferenze, reading ed esibizioni musicali, visive e teatrali. Per il regista, due temi sono di enorme e costante attualità in Sicilia: l’accoglienza e il fenomeno mafioso. Ad essi, per un verso o per un altro, sembrano collegarsi altri problemi collaterali: il lavoro, la sperequazione delle risorse, l’immobilismo e la ricerca – talvolta pilotata – del colpevole.
Una magnifica isola, appetibile per la sua felice posizione al centro del Mare Nostrum e per le bellezze naturali, che mai si è sottratta al gioco dei numerosi conquistatori. I Siciliani sembrano aver reagito sempre con compromessa accettazione. Il loro sangue si è mischiato, confondendo altrimenti l’identità di questo popolo che ha sviluppato sovente lo spirito di accoglienza. Un atavico e mai scomparso istinto al ricevimento del diverso.
D’altro canto non è così lontana la radice, in quella stessa identità isolana, del fenomeno mafioso ascrivibile piuttosto ad una parte del medesimo popolo e – secondo il regista – nato come meccanismo di difesa all’aggressione della conquista e all’assenza di uno Stato. Ad un certo punto il compito del funzionamento della società ha cominciato ad essere in mano ai cosiddetti “uomini d’onore”. Questo popolo – nato dal crogiuolo di altri popoli – ha registrato eccellenze nel campo dell’arte, della scienza, della letteratura e della cultura in genere ma tuttavia, proprio a causa di quegli stessi uomini d’onore, ha purtroppo cominciato a registrare anche “eccellenze” in quanto fenomeno criminale capace di muoversi, espandersi, immigrare sino al radicamento in America. Terre vicine e lontane tuttavia hanno cominciato ad attrarre quella parte del popolo siciliano che non accettava in maniera silente l’ennesima “conquista”, quella della mafia. È così che la medesima isola diviene al contempo porto di addii e coste d’approdo per persone in esodo.
Destino simile toccato all’Africa. Martoriata e straziata per centinaia di anni da lotte intestine, continua a cercare e mantenere la sua natura. Scappano gli africani, quella parte di popolo che non accetta la “conquista” in corso. Muoiono in mare, numerosissimi. Il loro esodo li fa approdare sulle coste siciliane.


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