
Massimo Tuccitto racconta:
“Sono sicuro che estromettendo il pensiero della mafia dalle nostre menti, essa possa scomparire in brevi tempi. Togliendo l’idea che la maggior parte dei siciliani hanno della mafia, essa si può eliminare. Quando parlo di mafia, tendo a precisare che io parlo della mafia siciliana, non delle mafie in genere (ho riscontrato molta confusione su questo argomento), io intendo ed ipotizzo una quindicina d’anni, non meno. Demitizzare è la chiave suggeritami da Falcone e Fava, quest’ultimo lo faceva coi suoi scritti. Al di là del giornalista, in Fava c’è, a mio parere, un enorme scrittore, che è riuscito a ridicolizzare un fenomeno che invece quasi tutti i film e racconti che siamo abituati a vedere e leggere presentano come un qualcosa di irrisolvibile, inattaccabile, eterno. Tutto questo crea ed alimenta il mito della mafia e ne garantisce la durata nel tempo. Mi rifaccio a Pino Maniaci quando, durante lo spettacolo, ricordo che i boss sono in galera, che gli arresti in questo periodo fioccano, che sempre più gente in Sicilia si è accorta di questo e di quello che realmente è adesso la mafia, cioè solo e soltanto un’organizzazione criminale. La mafia avrà una fine come ha avuto una fine il comunismo in Russia ed il fascismo in Italia, se avessimo chiesto all’uomo di quel tempo se vedeva l’uscita da quei fenomeni, nove persone su dieci ci avrebbero risposto che non la vedevano, eppure questi, sono terminati. Non credo che gli uomini che hanno lottato e lottano, che hanno vissuto e vivono affinché la mafia scompaia dalla Sicilia vengano in alcun modo offesi da questa mia tesi. Il loro impegno è al raggiungimento di un fine, non per far parlare la storia di loro. Se immagino Peppino Impastato o Boris Giuliano o Libero Grassi o il Generale Dalla Chiesa, credo che sorriderebbero all’idea di essere dimenticati al prezzo della scomparsa dell’associazione criminale mafia. Sono un orgoglioso utopista, molto poco ingenuo e Sognatore, grazie a Dio.
Fondamentale è il ruolo della scuola, che è il vero polmone di questo progetto. Con i soldi che ricevo nei laboratori a scuola parlando di teatro e legalità (insieme a chi ci sta supportando con gioia: piccoli commercianti, amici e privati cittadini) posso permettermi la produzione di questo spettacolo. Dalla scuola e dalle scuole si deve ripartire, come sempre è accaduto nella storia. Credo che proprio lì si debba lavorare alla demitizzazione del fenomeno mafioso. Io, nel mio piccolo, faccio quello che posso da circa cinque anni. Il mio desiderio è di parlarne in sempre più scuole di tutta l’isola e l’Italia. Film e fiction che parlano della mafia siciliana, spesso sono scritti e girati da persone che in Sicilia sono venute forse in vacanza. Non faccio di tutta l’erba un fascio perché, a mio parere, anche prodotti di ottima qualità sono stati realizzati, pochi a dire il vero.
