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Siracusa, è andato in scena lo spettacolo “Hamlet, il principe di Danimarca” diretto dal regista Luciano Bottaro

SIRACUSA – “Hamlet, il principe di Danimarca” è lo spettacolo che andato in scena al Silva Arte e Danza Open Theatre, in via Ermocrate  a Siracusa. Si è trattato della conclusione di un seminario condotto dal regista siracusano, ormai da anni trapiantato a Roma, Luciano Bottaro.

L’Ultima replica,  che è andata in scena nei giorni scorsi,  per “Hamlet, il principe di Danimarca”, spettacolo realizzato al termine di un workshop organizzato da AUDAS (Accademie Unite delle Arti Sceniche) di Roma condotto da Luciano Bottaro e l’associazione culturale Godot di Massimo Tuccitto. Il testo tradotto ed adattato dal regista e autore Luciano Bottaro è un classico shakespeariano senza tempo, inspiegabilmente mai rappresentato nella città aretusea. Gli attori che hanno preso parte al workshop e alle messinscene sono tutti siracusani perché così ha voluto il regista Bottaro, anche lui originario della nostra città. Tra gli interpreti Arianna Vinci, Valentina Lo Manto, Seby de Francisci, Giuseppe Garofalo, Graziana Bellofiore, Attilio Faraci, Francesco Puzzo, Maria Verdi e Giusi Lisi. Spiccano i nomi di Lorenzo Falletti e Cesare Politi che non hanno bisogno di nessuna presentazione in quanto storici interpreti del teatro siracusano e non soltanto.

“Il testo è una pietra miliare della drammaturgia mondiale – dichiara il regista –  Luciano Bottaro- , ed indagarlo per me è stato qualcosa che difficilmente si riesce a spiegare a parole, la preparazione e lo studio sul testo originale è durata più di un decennio per questo quello che vedrete in scena sarà il risultato di anni di messinscene, prove e letture che miravano a eliminare orpelli e maschere che in questo testo paradossalmente sono superflui come dice lo stesso protagonista Amleto più e più volte nel corso del racconto. I temi trattati sono di un’attualità disarmante e la bravura di Shakespeare è  quella di inserire storie e drammi familiari in contesti sempre più grandi, come dei contenitori o scatole cinesi che continuano a rivelare sorprese ogni volta che il testo, come un buon libro, viene riletto. Ma la mia regia punta tutto sull’umanità dei protagonisti, vedrete in loro solo la verità  delle emozioni, quasi a volersi liberare della finzione scenica, interpreteranno i personaggi come in un film di due tempi; e ricordo che questa oltre ad essere una delle più famose tragedie del Bardo, è anche la più lunga. Ed è  proprio grazie a questa mia chiave di lettura che spero di dare, finalmente, una risposta a quello che tutti si chiedono da sempre, svelando se è  meglio:  “Essere…o non Essere” che come tutti sapete è  ciò che si chiede il giovane Principe Amleto”.

 


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