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Siracusa, operazione “Black trash”, arrestati tre imprenditori e un dirigente del Libero consorzio [Video]

SIRACUSA – La Guardia di finanza di Siracusa ha eseguito stamani un provvedimento di misure cautelari in carcere del Gip del Tribunale, richiesto dalla Procura aretusea, e ha arrestato quattro soggetti, tre imprenditori siracusani (Angelo Aloschi, Gianfranco Consiglio e Salvatore Montagno Grillo) e un dirigente augustano dell’ex Provincia (Domenico Morello), nell’ambito di un’indagine di polizia economico-finanziaria illustrata in conferenza stampa (vedi foto di copertina) che, oltre a far emergere presunte illecite condotte finalizzate allo sfruttamento della manodopera e all’illecita percezione di contributi pubblici, è altresì culminata con l’accusa di una presunta corruzione a carico del dirigente del Libero Consorzio comunale di Siracusa.

Ai tre imprenditori arrestati, ristretti presso il carcere di Cavadonna, vengono contestate le ipotesi di reato, in concorso, di “illecita intermediazione e sfruttamento del lavoro” (art. 603 bis c.p.) e “truffa aggravata” (art. 640, comma 2, c.p.), oltre alle pene previste per il presunto corruttore ex art. 321 c.p.. Al dirigente pubblico, colpito anch’egli da misura cautelare e ristretto presso il carcere aretuseo, viene contestata l’ipotesi di reato di “corruzione per l’esercizio della funzione” (art. 318 c.p.). È stato disposto inoltre il sequestro della somma di 318.620 euro, per la presunta percezione indebita in danno della Regione siciliana, da eseguirsi, in via diretta e per equivalente, nei confronti della società e dei tre imprenditori arrestati.

Ecco le video interviste al colonnello Luca De Simone, comandante provinciale della Guardia di finanza, e al dott. Fabio Scavone, procuratore aggiunto di Siracusa.

Le investigazioni condotte dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Siracusa, sviluppate con la collaborazione di personale del Nictas della Procura, hanno fatto emergere presunte “reiterate violazioni alle disposizioni di legge in materia di retribuzione dei lavoratori e a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro“. In tal senso, viene contestato ai tre imprenditori arrestati, ritenuti “amministratori di fatto” di una società (Ecomac Smaltimenti Srl) operante nel settore dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti, di avere “sottoposto i dipendenti a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno“.

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri tramite intercettazioni telefoniche e riprese video sui luoghi di interesse, insieme alle informazioni rese da alcuni lavoratori, risulterebbe che “ai dipendenti sono stati corrisposti emolumenti con una tariffa oraria (4 euro) inferiore della metà rispetto a quella prevista dai contratti collettivi (8 euro), nonché agli stessi non sono state generalmente corrisposte le indennità di malattia, per il lavoro festivo e notturno e gli straordinari“.

In sostanza, ai tre imprenditori arrestati viene contestato di aver “dolosamente violato le norme del contratto collettivo di categoria in materia di retribuzione, riposi, e le disposizioni che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro dei dipendenti, realizzando un notevole risparmio di spesa nella gestione dei costi di manodopera, beneficiando di un indebito vantaggio concorrenziale rispetto alle altre imprese operanti nello stesso settore“.

Nel medesimo contesto d’indagine, è emerso che la società avrebbe “indebitamente ottenuto dalla Regione siciliana un finanziamento a fondo perduto di circa ottocento mila euro, già erogato nella misura del 40 per cento, per la costruzione, in Augusta, di una nuova piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi“.

Sempre secondo quanto ricostruito dai finanzieri, “per avere la sovvenzione, gli indagati hanno rappresentato agli organi competenti una situazione artificiosa della realtà, dichiarando di osservare gli obblighi dei contratti collettivi nazionali e di rispettare le norme sul contrasto al lavoro irregolare e sui riposi dei lavoratori, condizioni necessarie per l’ammissione la beneficio, inducendo, in tal modo, in errore l’ente territoriale sulla sussistenza del diritto alla sovvenzione“. La società, al momento della presentazione della domanda di partecipazione al bando pubblico, non avrebbe avuto i requisiti di ammissibilità per beneficiare dei contributi pubblici in questione.

Inoltre, per l’attivazione del nuovo impianto di Augusta, lo stesso soggetto giuridico avrebbe richiesto una specifica autorizzazione a svolgere l’attività di recupero e riciclo dei rifiuti al “Libero Consorzio comunale di Siracusa”, cioè l’ex Provincia. L’autorizzazione sarebbe stata rilasciata dal dirigente del “X settore Territorio e Ambiente”, secondo quanto contestato dai finanzieri, “una volta raccolto l’impegno ovvero la promessa che i gestori della società lo avrebbero “remunerato” con l’assunzione di due soggetti, segnalati dallo stesso pubblico ufficiale a uno degli amministratori di fatto dell’ente commerciale“.