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Siracusa, patrocinio di Santa Lucia, quaglie liberate in cielo dal sagrato della cattedrale

SIRACUSA – Il lancio dei colombi dal sagrato della cattedrale e non dal muro di cinta dell’arcivescovado, come da tradizione. Per il secondo anno consecutivo, prima domenica di maggio senza processione in piazza Duomo in occasione della festa del patrocinio di Santa Lucia. A “liberare” in cielo simbolicamente due “quaglie” dal sagrato della cattedrale sono stati così Cesare di Pietro, vescovo ausiliario di Messina (che ha celebrato il pontificale in onore di Santa Lucia) e  Francesco Lomanto, arcivescovo di Siracusa, che ha concelebrato l’Eucarestia. Presente anche l’arcivescovo emerito, monsignor Giuseppe Costanzo.

In prima fila, questa mattina in cattedrale, Pucci Piccione, presidente della deputazione della cappella di Santa Lucia, il prefetto Giusi Scaduto e il sindaco Francesco Italia, oltre alle altre autorità civili e militari. Fu una quaglia, infatti, secondo la tradizione, ad annunciare al popolo siracusano, riunito in preghiera in cattedrale, lo straordinario avvenimento attribuito al patrocinio di Santa Lucia nel maggio del 1646: l’arrivo nel porto di navi cariche di grano e altro cibo per mettere fine ad una grave carestia.

“Santa Lucia ci invita ad abbandonarci ancora con fiducia filiale alla mano provvida del Padre celeste – ha detto monsignor Di Pietro durante l’omelia – credendo fermamente nel nome del figlio suo Gesù Cristo e amandoci fraternamente secondo il precetto che ci dato”.

Nella quinta domenica di Pasqua, la Chiesa ha proposto la pagina del Vangelo di Giovanni in cui viene chiarito che Dio è l’agricoltore, Gesù la vite e i discepoli i tralci. “Ci sono in giro false vite che non comunicano linfa vitale ma veleno di morte – ha sottolineato a questo proposito monsignor Di Pietro – La vergine e martire Lucia ci esorta a non nutrici di violenza, di droga, di pornografia e di tutto quanto ci disumanizza ma ad alimentare, come lei, con la preghiera e con l’amore fraterno, la nostra amicizia con Gesù. Lui non dice di essere il tronco, ma la vite tutta intera in cui ci siamo anche noi. Dio non è altro da me, Dio è in me come il segreto della vita e Santa Lucia ci comunica questo segreto. Una linfa vitale che è salita dentro di lei, portando frutti di vera vita, e così avviene in ciascuno di noi se restiamo attaccati a questa vite, unica, vera, che è Cristo Signore. Dobbiamo restare uniti a lui, fino al martirio, come fece Lucia. Un martirio magari non di sangue, ma quello bianco del nostro impegno quotidiano perché il Signore ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto”.

Da qui l’esortazione a scegliere Gesù, “come fece Santa Lucia, perché è questione di vita o di morte. Il discepolo di Gesù e colui che rimane saldamente legato il lui in un rapporto di amore e in un radicale coinvolgimento di vita. Lucia ci testimonia che questa non è una favola, ma una meravigliosa realtà, anche nei giorni tristi e pesanti della pandemia, quando tutto sembra parlare di morte e di sterilità e ci dice che Dio ha bisogno di noi, piccoli tralci, per una vendemmia di vino nuovo perché torni la festa su tutta la terra. E noi le rispondiamo con amore: Lucia vergine e martire siracusana, nostra gloriosa Patrona e concittadina, affinché ciò si realizzi distendi ancora il tuo potente patrocinio e prega per noi e per il mondo intero”.

Tra i momenti più attesi dell’Ottavario, che si concluderà domenica prossima, la testimonianza in videoconferenza di Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, il ragazzino deceduto nel 2006 per una leucemia e beatificato qualche mese fa. Appuntamento domani sera in cattedrale dopo la Messa delle 19.