- La Gazzetta Siracusana - https://www.lagazzettasiracusana.it -

Vintage è bello: ecco come riconoscerlo

Essere o non essere, questo è (da sempre) il dilemma. Spesso per interpretare al meglio il mood della nostra anima scegliamo a piene mani di pescare nel mondo variegato e originale del vintage. Segni particolari: bellissimo. Il fascino per i trend del passato, chiaro sintomo della cosiddetta sindrome dell’epoca d’oro, è davvero trasversale e negli ultimi anni ha finito per contagiare un po’ tutti. Una moda che risponde anche a un mantra moderno, quello green, dal momento che scegliendo un abito vintage si compie anche un gesto ecologico. Gli stilisti [1] sono i primi a lasciarsi ispirare volentieri da modelli senza tempo, che possono essere reinterpretati all’infinito.

E non solo i più adulti si lasciano coccolare da tagli e rifiniture old style, perché anche le nuove generazioni sentono forte il richiamo delle tradizioni e di linee più classiche. Con un abito vintage si indossa un’altra epoca, è possibile vederla attraverso tessuti e ricami particolari. Insomma, viverla senza averla vissuta: una moda di stampo esperienziale, dunque, che si sposa a meraviglia con il piacere della (ri)scoperta. I più giovani, legati a doppio filo ai moderni smartphone che ormai sono divenuti assistenti personali (certe cover fanno anche il caffè) sono i più interessati a capire le regole del vintage. I cellulari con le infinite emoticon, le piattaforme di roulette online e i blog di cucina possono aspettare: largo all’ispirazione, che prende vita nelle molte boutique dalle curiose vetrine. Sono piccoli grandi musei moderni, ma attenzione alla qualità. Bisogna saper distinguere il vero vintage dal semplice usato: c’è una bella differenza. Da dove cominciare? Da una regola non scritta, ovvero che può definirsi vintage un abito che sia stato confezionato con tessuti di qualità e in modo sartoriale almeno 20 anni fa. Tutto il resto, invece, è solo usato.

C’è una tendenza che quest’anno sembra andare per la maggiore: la riscoperta degli anni Ottanta tra pantaloni di pelle, cappotti e iconici trench. Il valore di un oggetto d’epoca si lega a doppio filo alla sua originalità, al fatto di essere un potenziale pezzo unico, inoltre è sinonimo di qualità sartoriale. Per capire però se quello che teniamo tra le mani sia effettivamente un capo vintage bisognerà partire innanzitutto da un esame accurato dell’etichetta. Quella vintage solitamente fa della sintesi la sua ragion d’essere, contenendo poche e semplici indicazioni per quanto riguarda la manutenzione e la pulizia (ad esempio, lavare a mano oppure lavare a secco). Anche accessori sinonimo di lusso come le borse vintage [2] avranno le loro etichette, relativamente a come prendersi cura al meglio di tessuti, pellame o cuciture.

Con il passare del tempo (e delle epoche) l’etichetta è diventata sempre più complessa e burocratica: oggi è spesso extra large e ricca di scritte in più lingue. Poi si passa all’esame dei tessuti, per esempio prendiamo il cachemire: un capo di alta qualità sarà soggetto alla comparsa di palline nelle zone di attrito più comuni (gomito, ascelle) ma la consistenza non ne risentirà. Un tessuto di scarsa qualità subirà invece una perdita di volume, mentre la comparsa delle fastidiose palline potrà essere più diffusa. Sarà utile infine verificare lo stato di asole, bottoni e anche i fili alle cuciture (i capi di qualità non presentano quelli in nylon).