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Zona industriale, arrestato imprenditore per presunti reati tributari e fallimentari. Sequestrati beni per oltre 4 milioni

SIRACUSA – La Guardia di finanza di Siracusa ha eseguito oggi una misura cautelare di arresti domiciliari disposta dal Gip del Tribunale aretuseo, su richiesta dalla locale Procura della Repubblica, e ha arrestato un noto imprenditore siracusano, quale “dominus” di una impresa impegnata nelle attività di produzione di fusti metallici, localizzata a Melilli nella zona industriale. Secondo l’accusa, nel tempo avrebbe posto in essere “una serie di condotte distrattive sul patrimonio della società, idonee ad integrare in capo allo stesso la ricorrenza di gravi reati tributari e fallimentari”.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dirette dal sostituto procuratore Vincenzo Nitti, sono state eseguite dalle fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Siracusa. Al culmine delle complesse investigazioni, i militari avevano acquisito elementi per consentire alla Procura della Repubblica di avanzare, al competente giudice, istanza di fallimento della società, addebitando, al contempo, in capo al suo amministratore presunti “reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e di causazione dolosa del fallimento, oltre al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”.

Quindi, a seguito dell’istanza di fallimento presentata dal Pubblico ministero procedente dello scorso ottobre, su decreto di sequestro preventivo emesso in via d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Siracusa, sono stati oggetto del provvedimento 14 fabbricati e 19 terreni del valore stimato pari a euro 4.280.000, ivi ricomprendendo il ramo di azienda in locazione dalla società decotta alla società in bonis di nuova costituzione, sequestrati – in via diretta e per equivalente – nei confronti dell’indagato e dei soggetti economici ritenuti allo stesso riconducibili.

L’attività investigativa, avviata nel mese di gennaio 2018 in relazione allo sviluppo di una segnalazione di operazioni bancarie ritenute sospette, avrebbe fatto emergere la ricorrenza in capo alla società di una “fortissima esposizione debitoria caratterizzata da ingenti debiti erariali, quantificabili intorno ai 4,5 milioni di euro, oltre a debiti nei confronti di terzi di corrispondente valore”.

L’approfondimento delle investigazioni ha portato alla luce il presunto “illecito agire del rappresentante legale della società, il quale poneva in essere, fraudolentemente, tutta una serie di operazioni societarie finalizzate a trasferire gli asset produttivi della società a favore di altre società, appositamente costituite e sempre nella sua disponibilità, lasciando in capo alla società cedente, ormai decotta, l’ingente massa debitoria”.

In sostanza l’indagato, dopo l’avvio delle indagini della Guardia di finanza, avrebbe messo in atto tutta una serie di operazioni finalizzate a “svuotare” la società decotta dei suoi cespiti produttivi, continuando a gestire l’azienda attraverso altre società dallo stesso controllate.

Sempre secondo i finanzieri, in un brevissimo lasso temporale, l’imprenditore, dopo la creazione di nuove società rappresentate da “suoi prestanome”, avrebbe posto in locazione il ramo produttivo dell’azienda ad una di esse ed altresì avviato alla liquidazione volontaria la società gravata di debiti per quasi 10 milioni di euro e altresì priva di asset produttivi idonei all’ottenimento dei ricavi, determinando un “irreparabile stato di insolvenza, con grave pregiudizio delle ragioni dei creditori e dell’erario”.

Allo stato, nell’ambito del presente procedimento penale, oltre all’arrestato, risultano indagati altri tre soggetti, individuati dai finanzieri quali “prestanome” dell’odierno arrestato e risultanti quali rappresentanti legali delle società attraverso cui è stato realizzato il presunto disegno criminoso.

(Foto generica)