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Floridia, conversazione dell’arcivescovo emerito Giuseppe Costanzo sul tema: “La speranza al tempo della crisi”

FLORIDIA – “La Speranza al tempo della crisi” stato il tema di un’interessante conversazione organizzata dalla Rete euromediterranea di politica comparataAssociazione Hannah Arendt tenutasi nell’aula consiliare “G. Spada” del Comune di Floridia. Dopo l’introduzione del prof. Elio Cappuccio il relatore, l’Arcivescovo emerito della diocesi di Siracusa Mons. Giuseppe Costanzo ha introdotto il tema con una frase sulla  di  San Tommaso D’Aquino che affermava: “Chi non spera o presume o dispera”. Mons. Costanzo aggiunge: “Senza speranza vengono meno la voglia di impegnarsi e la capacità progettuale. Ci si consegna all’insignificanza, ci si abbandona ad un destino insopportabile. L’uomo è un immenso serbatoio di avvenire. È tensione e proiezione. È anelito profondo. È potenzialità che tende al suo compimento. Le piccole speranze, però, non potranno mai saziare la sete che geme insoddisfatta nel profondo di ogni cuore. Gli idoli dell’uomo non possono sostituire la grandezza di Dio. Il cristiano ne ha consapevolezza più degli altri. Egli sa che solo in Dio tutti i desideri dell’uomo sono accolti ed esauditi. La speranza, perciò, è il segreto dei cristiani, il tesoro posto nelle loro mani. Dobbiamo però constatare che è in atto una crisi della speranza: della speranza escatologica e della speranza storica. C’è un progressivo ridimensionamento della speranza”.

Viviamo in un tempo – afferma Mons. Costanzo – di crisi generalizzata: crisi energetica, crisi ambientale, crisi economico-politica, crisi di valori. Se vi aggiungiamo la crisi di speranza, finiamo di vivere. Non dimentichiamolo: è la speranza che anima la storia e dà respiro alla vita. La speranza è il respiro dell’uomo, l’aria dei suoi polmoni, l’ossigeno del suo cervello. Finché è accesa questa candela, potremo riaccendere tutte le altre. Ma testimoniare la speranza in modo concreto e credibile vuol dire dare speranza: a chi è schiacciato dalla vita, a chi è emarginato dalla società, a chi è distrutto dal dolore. Vuol dire dare una mano a chi soccombe sotto il peso di insopportabili ingiustizie, a chi geme sotto il carico di pesanti fardelli e non ha più la forza di guardare avanti, di guardare in alto, di guardarsi attorno.  Testimoniare la speranza vuol dire stare accanto a chi è solo, indifeso, disperato, aiutandolo a prendere coscienza che ognuno è più bisognoso e che l’ultima parola della nostra vicenda quaggiù non è quella del male e della morte, ma dell’amore e della vita, perché su tutto e su tutti veglia, col suo cuor tenerissimo, Colui che è il Signore amante della vita. Testimoniare la speranza vuol dire anche coltivare e far crescere, far conoscere e mettere in comune i germogli della speranza, lì dove spuntano al di là delle visioni ideologiche, culturali e politiche; apprezzare e valorizzare, i segni concreti di amore e di accoglienza, sia quelli quotidiani, sia le iniziative sorte come risposta alle situazioni di emergenza, ma che poi lasciano il segno nella vita delle comunità cristiane”.


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