Cultura

Francofonte, intervista alla studentessa francofontese autrice di “Come un battito di ali”

FRANCOFONTE – Gli studenti  del Liceo Scientifico hanno realizzato un’intervista alla giovanissima scrittrice francofontese Noemi Sanzà, che riceviamo e pubblichiamo volentieri. La sua prima pubblicazione s’intitola “Come un battito di ali”, opera ambientata a Roma. La trama ruota attorno alla figura di una giovane protagonista già alla prova con la dura realtà e le spiacevoli sorprese della vita. Dovrà lottare per ciò che ama davvero, facendosi forza e dandosi coraggio.

C’è sempre qualcosa di tuo tra le pagine di ciò che scrivi?

“Sì, c’è sempre qualcosa di mio in quello che scrivo. Perché le esperienze che vivo, ciò che mi circonda, può ispirarmi. E quindi metto qualcosa che mi appartiene, anche una piccola emozione o un semplice ricordo”.

Il tuo luogo di lavoro ideale?

“Mi piacciono i luoghi in cui non c’è nessuno. Quando devo scrivere devo essere da sola, circondata dal silenzio perché devo concentrarmi e non voglio distrazioni. Quelle volte in cui sono andata a mare, mi è piaciuta l’atmosfera che mi circondava. E se ne avessi l’occasione scriverei sempre lì, sulla spiaggia, ad ogni alba e ogni tramonto”.

 Che cosa ti ha spinto a scrivere?

“Quando avevo dodici anni, come regalo per la mia cresima, i miei genitori e mia sorella mi hanno regalato un computer. Vi ho trovato dentro un programma che era un diario segreto e ogni giorno vi scrivevo quello che mi succedeva. A un certo punto, dopo mesi, mi ero accorta di aver raccontato la mia storia e che mi sarebbe tanto piaciuto scriverne una con altri protagonisti. Il primo libro che ho scritto rimane solo a me, non ho voluto pubblicarlo. Ma il secondo, invece, è diventato qualcosa che adesso ho la fortuna di condividere con altri. La scrittura è la mia valvola di sfogo. Quando tutto va a rotoli, quando sono al limite delle lacrime o la rabbia mi fa ribollire il sangue… la mia via d’uscita è la scrittura”.

C’è una tecnica che segui per scrivere?

“Sì, quello che scrivo ha sempre un inizio, uno svolgimento e una fine. E’ importante mettere tutto in ordine ed evitare che il lettore non capisca ciò che sta succedendo o il momento in cui sta succedendo. Ma se si parla di un’altra tecnica, devo dire che mi capita spesso di non avere idea di quello che scriverò nel capitolo e allora inizio a buttare giù delle parole e piano piano mi faccio travolgere così tanto che ne viene fuori un capitolo, senza che lo avessi pienamente programmato”.

 Visto che sei ancora giovane: quali sono i tuoi progetti futuri?

“Non nego che la voglia di scrivere sia davvero molta. Tutt’oggi è fondamentale nella mia vita e cerco sempre le idee necessarie per portare avanti questa passione. Cerco sempre l’ispirazione giusta che mi possa portare a scrivere, ma più di ogni altra cosa a pubblicare altri libri. Dopo aver raggiunto questo obiettivo, ci metterò tutte le mie forze e capacità per non lasciarlo sfumare nel vuoto”.

 Data la tua esperienza, quale consiglio daresti a scrittori in erba e/o emergenti?

“Personalmente, parecchie persone mi hanno confessato di avere paura delle critiche o di pubblicare qualcosa che hanno scritto. Qui, potrebbe entrare in gioco il mio consiglio: “Non fatevi fermare da nessuno, nemmeno dalle critiche che alla fine vi migliorano”. Nella mia vita c’è stata mia mamma che mi ha spinto ad avere il coraggio di non arrendermi, di farcela, di non mollare. E vorrei che ognuno di voi, ognuno di coloro che ha nel cuore questa passione, non se la faccia scappare per paura. Fidatevi di quello che scrivete, non siate troppo duri con voi stessi, odiando tutto quello che stampate su fogli di carta. Lasciate che gli altri vi diano anche la loro opinione. Quello che ai vostri occhi può sembrare banale, può invece migliorare e aiutare la vita di altre persone!”.

Scrivere un libro, è solo uno dei tanti passi che si devono compiere per arrivare alla fine: quanto può essere difficile pubblicare un libro?

“E’ vero, scrivere un libro è un passo molto importante, ma se si vuole pensare a pubblicarlo, si deve essere a conoscenza del tempo che questo richiede e soprattutto di quanto economicamente possa intaccare le nostre vite. Ho aspettato e lavorato un anno, insieme all’editoria, per pubblicare il mio libro e di certo non è stato tutto gratuito. C’è un lavoro immenso alle spalle di ciò che vediamo da una semplice copertina. Dietro la copertina stessa c’è un grandissimo lavoro. La parte più complicata, secondo me, è capire chi è la persona giusta alla quale rivolgersi per pubblicare un libro. Purtroppo ho sentito parlare di persone che hanno spedito online i loro lavori, che poi sono stati ritenuti non appropriati ma che alla fine sono stati pubblicati con il nome di altri. Quindi fidarsi è davvero difficile. Consiglio perciò di rivolgersi a qualcuno personalmente e non di mandare il file a chiunque sperando in una risposta”.

Dopo la pubblicazione del primo libro, scrivere e pubblicare gli altri lo ritieni un lavoro più facile o più difficile?

“Sinceramente, dopo la pubblicazione del primo libro, decidere di pubblicarne un secondo mi sembra leggermente più avventuroso, perché si deve essere bravi a non ripetere delle situazioni, a trovare nuove idee e soprattutto a convincersi che si deve andare avanti. Infatti, quando si scrive un altro libro, può capitare di avere dei dubbi, di trovarsi in situazioni di non ritorno e di doversi soffermare meglio su qualche concetto, assicurandosi che non sia stato scritto altrove. Ma le idee nuove arriveranno. Arriveranno nuove emozioni, la vita ci travolgerà sempre in nuove esperienze e quindi si avrà sempre qualcosa da scrivere. E poi si ritorna al punto di partenza, si mettono da parte le paure e si compie uno dei tanti passi per arrivare alla fine della salita”.


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