Cronaca

Lentini, omicidio Greco, arrestato il presunto “armiere” di Milone e Bosco

LENTINI – I carabinieri del nucleo investigativo di Siracusa, coadiuvati dai colleghi della compagnia di Augusta, hanno arrestato stamani i tre lentinesi Alfio Caramella (classe 1972), Antonino Valerio Milone (classe 1983) e Shasa Antony Bosco (classe 1991), in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Siracusa. Ai tre soggetti sono contestati i reati di ricettazione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, sia da guerra sia comuni da sparo, nonché di munizionamento di vario calibro.

Il Caramella è stato tradotto nel carcere di Cavadonna, mentre sul Milone e sul Bosco, già ristretti rispettivamente a Piazza Lanza e a Cavadonna con l’accusa di omicidio in concorso, ora pendono le ulteriori accuse mosse oggi dall’autorità giudiziaria di Siracusa.

Milone e Bosco sono infatti già sottoposti a misura cautelare in carcere dall’arresto dell’ottobre scorso poiché ritenuti gli esecutori in concorso dell’omicidio di Sebastiano Greco, 52enne incensurato attinto da colpi di pistola dinanzi al panificio di via delle Spighe e poi deceduto all’ospedale di Lentini. Il nuovo arrestato, Caramella, è invece ritenuto dagli investigatori colui che deteneva presso la sua abitazione diverse armi per conto del Milone e che quella mattina ne avrebbe consegnato una parte ai due esecutori dell’agguato mortale.

Già nelle prime ore successive all’omicidio, i carabinieri avevano parzialmente ricostruito gli spostamenti di Milone e Bosco, che dopo il delitto, armati di una pistola mitragliatrice Skorpion, per guadagnare la fuga avevano anche ferito Gabriele Amenta e poi sottratto un’autovettura nei pressi dell’ufficio postale.

Durante le prime concitate fasi dell’indagine, due pistole, una Beretta calibro 22 e una calibro 9 modello P38, erano state rinvenute occultate in un cespuglio poco distante da un garage di proprietà del Caramella, ritenuto legato al Milone da rapporti di “parentela”. Nei giorni immediatamente successivi, il fermo del Milone e poi la costituzione spontanea alle forze dell’ordine del Bosco.

Dopo il rinvenimento dell’arma del delitto, le attività dei carabinieri hanno sviluppato gli indizi raccolti restringendo il cerchio attorno alla provenienza di tutte le armi coinvolte nella vicenda. Sebbene nelle immediatezze dei fatti non vi fossero elementi per ricondurre con certezza le due pistole all’omicidio, le indagini svolte hanno permesso successivamente di ricostruire che le armi in questione sarebbero state abbandonate dai malviventi durante la fuga e che le stesse sarebbero state precedentemente custodite nei pressi del luogo del rinvenimento.

Proprio nei giorni successivi al fermo del Milone, poliziotti della Questura di Siracusa avevano tratto in arresto il Caramella per detenzione di un candelotto di esplosivo occultato in un’intercapedine di un garage di sua proprietà. La combinazione di tali elementi ha portato a concentrare l’attenzione delle indagini sul Caramella, nel cui garage i carabinieri del nucleo investigativo di Siracusa, nel corso di una perquisizione, sono giunti anche a individuare l’anfratto ove le armi sarebbero state verosimilmente occultate sino alla mattina del delitto.

Gli accertamenti esperiti dai militari specializzati ai rilievi tecnici sulle due pistole e sulla mitraglietta Skorpion, rinvenuta in possesso del Milone all’atto dell’arresto, hanno invece permesso di appurare che: la pistola Beretta calibro 22 era stata rubata a Francofonte nel novembre del 2015 ai danni di un anziano del luogo; la matricola della mitraglietta era stata abrasa impedendo al momento di addivenire alla sua provenienza.

Gli investigatori non escludono che il Caramella detenesse ulteriori armi per conto del Milone o di altri, ragion per cui il suo garage è stato al momento posto sotto sequestro e le indagini proseguiranno in tal senso.


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