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Siracusa, anniversario Lacrimazione della Madonna, nunzio apostolico in Italia impone il pallio all’arcivescovo Lomanto

SIRACUSA – Si sono concluse ieri le celebrazioni del 68mo anniversario della Lacrimazione della Madonna a Siracusa. Il Nunzio Apostolico in Italia, mons. Emil Paul Tscherrig, a nome di Papa Francesco, ha presieduto la solenne celebrazione e ha imposto all’arcivescovo mons. Francesco Lomanto il sacro Pallio, segno di particolare comunione col Sommo Pontefice. Il nunzio apostolico nella sua omelia ha sottolineato: “la liturgia non ha pianti, ama qualcuno, perché in realtà la Parola di Dio e l’Eucarestia trasformano le lacrime in consolazione e l’afflizione in speranza e irrevocabile. Tra le pagine delle scritture, sono tanti gli occhi di uomini e donne segnati dal pianto, ma nessuno di essi non viene guardato dallo sguardo provvidente di Dio Creatore e dello Spirito Consolatore; anzi, ogni lacrima diventa porta di accesso per un modo nuovo di guardare e credere. E’ nelle lacrime che la Bibbia ha raccontato, custodito e asciugatole storie delle tante madri e donne che hanno segnato la grande avventura della redenzione. In esse possiamo rileggere e trovare un senso alle nostre sofferenze quotidiane. E le stesse lacrime di Maria, che di accompagnano nel cammino della croce al sepolcro, dal venerdì al sabato santo, ci ricordano che non siamo soli e che la risurrezione e l’incontro con il Figlio risorto sono quella carezza e quel sostegno indispensabile per ogni passo del nostro cammino”.

 

“La liturgia della parola di oggi, rivela la realtà e il significato di questo Santuario e le esperienze che hanno segnato e continuano ad accompagnare l’esistenza di ciascuno di noi. Le lacrime di Maria – aggiunge il nunzio apostolico – non rappresentano un cedimento alla rassegnazione alla sfiducia, ma sono la conferma del suo essere Madre che piange i suoi figli per sconfiggere il primo effetto di ogni dolore, ovvero la solitudine ed l’abbandono. La sofferenza, molto spesso, innalza muri e crea distanze difficili da ricucire, e ci si trova in pochi, come Maria ai piedi della croce o al mattina della risurrezione. Posso immaginare soltanto quante madri e quante donne piangono davanti a questa immagine della Madonna del Sacro Cuore per la perdita di mariti e figli sacrificati alla malavita, per i figli e le figlie che hanno dovuto lasciare queste belle terre per altre città e per altri paesi e continenti sconosciuti per trovare lavoro e una nuova esistenza. Quante lacrime anche dei genitori i cui figli sono caduti nella trappola del consumo della droga e dell’alcool, quante lacrime dei bambini che si sentono soli e abbandonati. In questo anniversario deponiamo tutte le sofferenze del nostro popolo sull’altare della tenerezza di Dio che ci guarda attraverso gli occhi materni di Maria. Lei ci ha insegnato che le lacrime non hanno l’ultima parola. Sotto la croce ha pianto come soltanto una madre sa piangere per il figlio, ma tre giorni dopo le sue lacrime si sono trasformate il lacrime di gioia vedendo il Figlio risorto. Nell’offertorio di ogni Santa Messa mettiamo il pane, frutto del nostro lavoro, delle nostre sofferenze e le nostre sconfitte sulla patena del sacerdote e chiediamo al Padre di accettarci insieme al suo figlio per riceverlo in cambio come pane di vita eterna. In questo scambio celebriamo la nostra dignità di figli e figlie di Dio in cui si intravede sin d’ora il banchetto celeste della Gerusalemme nuova, dove Dio stesso sarà con noi e tergerà ogni lacrima dai nostri occhi e dove <<la morte non sarà più, ne lutto ne grido né dolore saranno più (Ap 21,4)>>.

Prima della benedizione l’Arcivescovo di Siracusa Mons. Francesco Lomanto rivolto ai numerosi fedeli presenti ha detto: “il 29 giugno 2021, nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella Basilica Vaticana, a conclusione della santa messa e benedizione dei palli per i nuovi arcivescovi metropoliti, papa Francesco mi ha consegnato il pallio che in questa solenne celebrazione mi è stato imposto dal Nunzio Apostolico in Italia, mons. Paul Emil Tscherrig, che ringrazio di cuore per la sua amabile presenza, per il profondo e incisivo messaggio e per gli opportuni stimoli offerti a tutti noi. Nella sua persona accogliamo con profondo affetto, con filiale devozione e con viva gratitudine il Santo Padre Francesco, che lo ha inviato come suo rappresentante, per presentarci anche il significato del pallio, quale «segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri vescovi del mondo» (CIC 437). Nella celebrazione della benedizione e della consegna dei palli, papa Francesco ha ricordato: «Oggi i nostri fratelli Arcivescovi ricevono il Pallio. Questo segno di unità con Pietro ricorda la missione del pastore che dà la vita per il gregge. È donando la vita che il Pastore, liberato da sé, diventa strumento di liberazione per i fratelli». Il pallio è simbolo della giurisdizione dell’arcivescovo metropolita in comunione con il sommo pontefice e al contempo è segno della sollecitudine verso le Chiese suffraganee per garantire la loro comunione con la Santa Sede. Nella sollecitudine per l’unità della Chiesa, che rispetta e armonizza le diversità, il papa S. Gregorio Magno – avendo concesso a S. Giovanni, vescovo di Siracusa, il pallio e i privilegi della Chiesa siracusana – gli scrisse: «Se la Chiesa di Costantinopoli, o qualsiasi altra Chiesa, nella sua tradizione possiede qualcosa di buono, mentre sono contrario ad ogni cosa illecita, sono invece disposto ad imparare da chiunque, fosse pure inferiore a me. Infatti sarebbe sciocco chi, ritenendosi il primo nel bene, non volesse imparare le cose buone che vede» (Storia S. Gregorio Magno, 18-19). La scelta del 1° settembre per l’imposizione del pallio non è casuale. Ho voluto – aggiunge Mons. Lomanto –  che nel mio stemma episcopale fossero rappresentati il Santuario di Siracusa e le Lacrime della Madonna. E quando Papa Francesco mi ha consegnato il pallio mi ha detto poche, ma significative parole: «Coraggio, la Madonna delle Lacrime ti custodisce!». L’arcivescovo di Siracusa è custode delle ultime gocce di lacrime versate dalla Madonna a Siracusa il 1° settembre 1953. Custodire le Lacrime della Madonna vuol dire accogliere il pianto di Maria Santissima, ma anche il pianto di chi è nella sofferenza, di chi attraversa momenti di difficoltà, di chi chiede una grazia per sé o per i propri cari, di chi versa lacrime affidandole al suo cuore materno. Chiediamo alla Vergine Santissima di raccogliere nelle sue Lacrime il grido di sofferenza e di dolore di tutti noi suoi figli, le nostre crisi, le incertezze, lo smarrimento, i problemi, i disagi, le povertà, le malattie, le lotte inutili, le guerre che distruggono il mondo. Affidiamo a Maria, le nostre tribolazioni, i nostri sacrifici, le nostre sofferenze, le difficoltà, i desideri di bene del nostro cuore e delle nostre famiglie. Consegniamo a Lei le nostre ansie pastorali, il nostro amore per la Chiesa – per le nostre Chiese di Sicilia – il servizio dei pastori e l’opera di tutti noi figli di Dio”.

 

 


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