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Siracusa, attentato alla paninoteca, la solidarietà della politica al proprietario

SIRACUSA – Si susseguono gli attestati solidarietà nei confronti del proprietario della paninoteca oggetto questa notte di un attentato dinamitardo.

Davide Rossitto della direzione regionale della FIG e  il coordinatore provinciale di Forza Italia Edy Bandiera  dichiarano: “Esprimiamo totale condanna per l’attentato dinamitardo di cui è stata vittima nella notte una nota e apprezzata paninoteca di viale Luigi Cadorna, a Siracusa. Si tratta di un deprecabile gesto nei confronti di un’attività commerciale gestita con impegno e dedizione, punto di riferimento per molti cittadini. Alla famiglia Terracciano, stimata dalla collettività, dedita con serio impegno al lavoro e che conosciamo personalmente, giunga la nostra piena solidarietà e vicinanza. La mobilitazione di queste ore, dimostra che la parte sana e produttiva della città, ampiamente maggioritaria, non vuole darla vinta al malaffare e che in tanti saremo vicini alla famiglia, per far si che l’attività possa ritornare quanto prima operativa e con l’auspicio che i responsabili dell’accaduto siano quanto prima individuati e assicurati alla giustizia”.

Alle dichiarazioni di Forza Italia si registra anche la dichiarazione del portavoce del movimento Progetto Siracusa Ezechia Paolo Reale. “Stanotte un attentato dinamitardo ha distrutto, per la seconda volta, l’esercizio commerciale di Luigi Terracciano.Il gesto è vile, ma nel contempo spavaldo. Erano solo le ore 01.45, quando ancora le strade non sono deserte e ci troviamo nel centro della città, in un’area densamente abitata, ad un passo dal Museo Paolo Orsi e dal Santuario della Madonna delle Lacrime. Oltre a colpire Luigi Terracciano ed i suoi familiari, ai quali vanno i sentimenti di solidarietà piena ed incondizionata di tutti noi di Progetto Siracusa, il gesto criminale colpisce tutta la collettività ed è il segnale chiaro e certo che a Siracusa l’orologio della legalità va indietro di venti anni, quando la criminalità organizzata soffocava impunemente la città e le bombe scoppiavano a ritmo settimanale. Non domandarsi come è stato possibile giungere al punto di rischiare di perdere nuovamente una libertà dal crimine organizzato conquistata con sangue, impegno e rinunzie di più generazioni di cittadini siracusani sarebbe inaccettabile viltà. Girare, anche questa volta, lo sguardo altrove sperando che la prossima volta non tocchi a noi ci riconsegnerà, uno alla volta, a quel mondo di paura e di mancanza di regole che chi ha vissuto gli anni ottanta e novanta in Sicilia non può certo aver dimenticato”.

“Non si tratta  – aggiunge Ezechia Paolo Reale – solo di non lasciare solo Luigi Terracciano e la sua famiglia, nei modi e nelle forme che una collettività cosciente e solidale saprà esprimere, ma di pretendere che abbia termine l’approccio burocratico ed inefficace delle istituzioni all’estendersi di un’illegalità diffusa ed ostentata. Il senso comune che sempre più si diffonde è quello che chi ha dalla sua parte la forza può ottenere più di chi confida nel diritto. La sfiducia nelle istituzioni e l’incapacità di queste ultime di dare risposte pronte e condivise ai problemi sociali e di sicurezza personale dei cittadini è stato, e rischia nuovamente di essere, il punto di forza delle aggressioni criminali alle collettività, rese inerti da quella sfiducia e da quella incapacità. Le istituzioni, nel loro complesso, hanno perso la capacità di distinguere, e far distinguere, il bene dal male, il giusto dall’ingiusto; non hanno avuto la capacità, di fronte ad esigenze di legalità avvertite come importanti ed urgenti dalla collettività, di fronteggiare gli eventi con fermezza e tempestività, rifugiandosi dietro il tranquillizzante, lungo e narcotizzante approccio burocratico agli eventi che diluisce nel tempo qualsiasi risposta, crea il grigio fumo ove tutti sono eguali ed indistinti, disorienta l’opinione pubblica e, in definitiva, seppur involontariamente spiana la strada alla criminalità violenta. Poi tornano a scoppiare le bombe e la burocratica indifferenza delle istituzioni mostra tutti i suoi limiti. Tanti, forse troppi, sono gli esempi di risposte mancanti e di attese deluse e ciascuno di essi si presterebbe, se citato, a posizioni divisive e contrapposte che oggi sarebbero dannose ad un consorzio civile che deve affrontare unito un’emergenza che sperava di non vedere mai più riapparire”.

 

 

 


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