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Siracusa, eletto il nuovo consiglio diocesano dell’Azione Cattolica Italiana

SIRACUSA – L’ assemblea diocesana dell’Azione Cattolica ha eletto il nuovo consiglio diocesano per il prossimo triennio. Per il settore adulti sono stati eletti: Giuseppe Zocco, Rosa Mannone, Giovanna Cicero Giusy Scalora. Per il settore giovani i quattro consiglieri eletti sono: Stefania Giliberto, Alessia Passanisi, Matteo Pernich, Gioele Scrofani. Per il settore acr risultano eletti: Ettore Cavallaro, Carmelo Gurrieri, Rita Dell’Aquia e Paolo Garro. Don Salvatore  Caramagno, ha presieduto la celebrazione eucaristica svolta in santuario. Nel suo ultimo atto da assistente unitario, ha richiamato l’Azione Cattolica all’umiltà e all’impegno al di fuori della parrocchia. “L’AC –  ha detto Caramagno – ama essere in uscita, umile e debole, in ginocchio dinanzi ai  fratelli, testimone gioiosa,  perché  sa che la forza è  quel Dio che ha trasformato le parole in atto con l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù  Cristo.”

Nel suo ultimo intervento il presidente uscente Raffaele Gurrieri nel salutare i 2315 iscritti dell’Azione Cattolica ha sottolineato di come l’Azione Cattolica è chiamata a vivere un tempo preciso con una guida preziosa che incarna pienamente lo spirito di quella Chiesa voluta dal Concilio Vaticano II. “Papa Francesco – dichiara Raffaele Gurrieri –  ci chiama, come cristiani e associati di ACI, a seguire i passi dettati da Cristo in famiglia, in parrocchia e nella vita di tutti i giorni. L’ACI deve essere scuola di formazione.  Non guardo ai numeri, perché siamo un patrimonio da coltivare con attenzione, un potenziale,  che sì deve essere legato all’iniziazione cristiana,  ma che deve  accompagnare giovani e adulti nel riscoprire la propria vocazione.  L’augurio più atteso – sottolinea Gurrieri che ha ringraziato coloro che lo hanno collaborato – è  quello di operare come innamorati di questo strumento associativo, sempre con quella una sana inquietudine    che permette di rimescolare le acque stagnanti e sempre prendendosi cura dei  parroci e della comunità.”

Ad una nostra domanda per un  resoconto di questi sei anni di presidenza il presidente uscente Raffaele Gurrieri ci ha risposto: “Fare un resoconto di sei anni non è semplice. Sono stati talmente veloci e sicuramente ricchissimi soprattutto di legami di vita buona. Rimangono i volti di tanti adulti, giovani, ragazzi che ho incontrato e a cui quel poco che ho donato al contrario mi è arrivato davvero tantissimo perché è questa la cosa bella dell’azione cattolica. Quello che poi spunterà non dipende da noi perché noi siamo come dei seminatori. Seminiamo poi il Signore penserà a cosa e quanto fare fruttificare. L’unica parola che mi rimane in mente, che è stata una cosa che mi ha sempre guidato, e che alla fine siamo dei servi inutili nel senso che noi facciamo tutto ma poi è il signore che poi alla fine fa tutte le cose. Un’altra cosa che mi rimane è il fatto – aggiunge Raffaele Gurrieri –  e rimango sempre più convinto che l’esperienza in azione cattolica è un’esperienza bella, di Chiesa perché forma le persone pienamente cristiane facendoli veramente prendere coscienza del Battesimo e del cammino della santità che non è preclusa a nessuno oramai, ma soprattutto forma dei Cristiani a 360° non soltanto che si occupino solo ed esclusivamente di cose ecclesiali. Ci vogliono anche le cose ecclesiali ma  bisogna anche servire la Chiesa sicuramente, ma la cosa fondamentale è formare dei cristiani a 360° che scoprono la loro vocazione e poi spendano questo cammino di fede nella vita di tutti i giorni nella loro vocazione, nella ordinarietà della vita dove la gente vive, soffre, spera. E’ lì che veramente fedeli al monito di Papa Francesco, è lì che noi  ci spendiamo, e  si mette alla prova la nostra credibilità di Cristiani quando ci accorgiamo della vita delle persone sia nei momenti belli, sia nei momenti brutti.  Va migliorata la vita che c’è nelle parrocchie e la vita della diocesi. L’Azione Cattolica è radicata nella parrocchia ma la parrocchia non è il punto di arrivo ma un punto di partenza è la fontana dove noi ci dissetiamo, dove viene spezzata l’Eucarestia ogni domenica dove la comunità si ritrova, si forma ma poi la comunità come dice il Papa è chiamata ad uscire. Il primo territorio in cui bisogna uscire è il territorio della parrocchia che non sono le mura, poi c’è il territorio e a cerchi concentrici poi la diocesi perché la Chiesa è diocesana perché si forma attorno al Vescovo. La prima cosa da fare è migliorare e vincere questo rischio di chiudersi e diventare luogo bello dove i discepoli dicevano facciamo tre tende ma bisogna tornare sempre a Gerusalemme. Gerusalemme è la vita delle persone”.

All’assemblea diocesana è intervenuto anche il delegato nazionale dell’Azione Cattolica Salvatore Scibetta.


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