Politica

Siracusa, emergenze sanitarie, Coltraro: “Prevedere infettivologi nelle unità di primo soccorso ai migranti”

SIRACUSA – “In estate vanno innalzati i livelli di sicurezza sanitaria, incrementando il personale delle strutture ospedaliere e dei presidi di guardia medica, nonché prevedendo tra le unità mediche di primo soccorso che operano durante gli sbarchi di migranti nelle nostre coste soprattutto gli infettivologi”. Lo sostiene il deputato regionale Giambattista Coltraro, che ha fatto proprie le preoccupazioni di diversi cittadini siciliani, allarmati dagli ultimi casi di cronaca, che vedrebbero sbarcare nei porti siciliani migranti affetti da patologie contagiose, da tempo debellate in Italia.

“Paure collettive – sottolinea il deputato regionale – alimentate dal sensazionalismo, che potrebbero degenerare in comportamenti emarginanti nei confronti dei nostri ospiti e che dunque vanno bloccati sul nascere, fornendo le necessarie garanzie di tutela della salute pubblica che derivano da maggiori controlli e da una più organizzata profilassi dell’emergenza”. “La presenza di specialisti in malattie infettive – spiega Coltraro – che dovrebbero eseguire i primi screening, magari in mezzi mobili attrezzati di laboratori d’analisi estemporanee, contribuirebbe a contrastare in maniera tempestiva ed efficace eventuali focolai di patologie contagiose, tranquillizzando al contempo le comunità autoctone delle città di mare, diventate approdi dei viaggi della speranza, come Augusta e Pozzallo”.

Ma le emergenze sanitarie, secondo il parlamentare regionale, sarebbero anche quelle legate alle “solitudini” che colpiscono fasce sociali deboli e a rischio come gli anziani, che nei mesi caldi vengono abbandonati, in nome delle ferie, al loro destino. “Per loro – conclude Coltraro – stiamo predisponendo, con il supporto di alcuni ordini professionali in ambito sanitario e associazioni di volontariato, dei presidi di monitoraggio delle condizioni di salute base, in modo da captare eventuali campanellini d’allarme e indirizzarli subito nelle strutture ospedaliere del territorio o dai medici di base”.


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