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Siracusa, il medico siracusano Enzo Sanzaro salva la vita ad una donna incinta colpita da emiparesi sinistra

SIRACUSA – Nelle scorse settimane una donna di Modica alla 30ª settimana di gravidanza è stata ricoverata in gravi condizioni al pronto soccorso di Modica per un’emiparesi. I medici del pronto soccorso dell’ospedale, vista la gravità, veniva inviata alla Stroke Unit dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria è sottoposta a trombolisi intravenosa con rTPA, un attivatore del plasminogeno tissutale ricombinante. Adesso la donna e il bambino che porta in grembo stanno bene. La procedura di questa emergenza è stata gestita dal medico siracusano Enzo Sanzaro. Mentre il percorso è stato coordinato dal dott. Giordano della UOC Neurologia. Noi abbiamo intervistato il medico di Siracusa Enzo Sanzaro.

Come vi siete accorti della gravità della donna? “La paziente, proveniente dall’ospedale di Modica, era stata valutata dai medici del pronto soccorso e – ci dichiara il dott. Enzo Sanzaro – , come previsto dalla nuova organizzazione aziendale ragusana della “Rete dello Stroke”, dopo essere stata sottoposta agli accertamenti necessari per effettuare l’esatta diagnosi differenziale tra forma ischemica ed emorragica, veniva trasferita d’urgenza presso la Stroke Unit della UOC di Neurologia dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria (RG).  Il quadro clinico, caratterizzato dalla presenza di una emiparesi sinistra, essendo in evidente evoluzione peggiorativa, mi ha indotto ad allertare l’équipe neurologica medico-infermieristica, al fine di predisporre un trattamento specifico”.

Quale trattamento avete effettuato? “Dopo un’attenta valutazione del bilancio rischi/benefici ed una visita ostetrico/ginecologica per controllare le condizioni della madre e del feto, ho deciso di trattare la paziente con terapia trombolitica con rTPA, vale a dire, l’attivatore tissutale del plasminogeno ricombinante. Questo farmaco che ha lo scopo di lisare il trombo, cioè di scioglierlo, può essere somministrato solamente nelle primissime ore dall’insorgenza dei sintomi, all’interno di un ambiente idoneo, rappresentato proprio dalla Stroke Unit”.

Quali erano i rischi a cui si andava incontro? “Il farmaco va somministrato molto lentamente, in vena, nell’arco di un’ora, a dosaggi variabili da individuo ad individuo. La paziente è stata costantemente monitorata – risponde il medico siracusano -, affinché tutti i parametri vitali rientrassero nel range di normalità e non vi fossero variazioni tali da causare effetti collaterali gravi. Il rischio principale a cui tutti i pazienti trattati con trombolitici possono andare incontro è l’emorragia cerebrale. Nel nostro caso, trattandosi di donna in stato di gravidanza, si aggiungevano ulteriori rischi legati alla presenza di un bimbo in grembo”.

La donna e il bambino che porta in grembo hanno rischiato la vita o danni permanenti? “Certamente sì. Se la paziente non fosse stata sottoposta alla terapia trombolitica, l’ischemia cerebrale, già evidente con la risonanza magnetica eseguita in urgenza, si sarebbe probabilmente  estesa ulteriormente, causando, nella migliore delle ipotesi, un danno permanente con incapacità totale a muovere gli arti di sinistra. La signora avrebbe dovuto effettuare cicli di riabilitazione presso centri specializzati, al fine di ridurre il deficit motorio. Purtroppo, devo aggiungere, in un discreto numero di soggetti, l’ischemia cerebrale può complicarsi e causare danni irreparabili, conducendo anche a morte. Come dicevo prima, la trombolisi non è esente da rischi poiché, anche se raramente contemplato, avrebbe potuto causare complicazioni quali il distacco di placenta, con conseguenze gravi anche per il feto”.

È il primo caso in Italia o in Sicilia? “Dai dati presenti in letteratura medica, mi risulta che questo sia l’ottavo caso in Italia ed il primo in Sicilia. Nel mondo, il numero delle pazienti gravide trattate per stroke con rTPA si aggira attorno alla trentina”.

Capita spesso che una donna in stato di gravidanza rischi l’ischemia? “Durante la gravidanza e nell’immediato periodo del post-partum vi è uno stato di relativa ipercoagulabilità del sangue e di stasi venosa, che possono predisporre alla formazione di trombi ed emboli, in grado di causare l’occlusione di uno o più vasi arteriosi, specialmente se associati alla presenza di pervietà del forame ovale, un difetto cardiaco che permette al sangue venoso di miscelarsi con quello arterioso. Se identificato correttamente, questo shunt cardio-polmonare destro-sinistro può essere trattato con l’apposizione di un device – aggiunge -, tramite un intervento risolutivo endovascolare. Concluderei che non capita spesso, ma occorrono delle condizioni predisponenti, come anche la presenza di fattori trombofilici congeniti”.

Attualmente lei è il Segretario nazionale della Società Italiana Interdisciplinare NeuroVascolare (SINV). Quanto è impegnata la sua società nella ricerca scientifica e nell’innovazione? “Alcuni anni fa, esattamente nel 2013, organizzai un evento congressuale nazionale SINV dal titolo “Innovazioni metodologiche. Nuove e future terapie”. In quell’occasione, ebbi modo di confrontarmi con numerosi esperti nel campo delle malattie cerebro-vascolari, alcuni di fama internazionale. Il ricordo indelebile di quell’importante congresso risiede nella consapevolezza della sfida alla quale siamo costantemente sottoposti tutti coloro che ci occupiamo di patologie neurovascolari. La variabilità dei casi clinici (e quest’ultimo ne è un esempio), la continua ricerca di nuove e più efficaci terapie, non solo per la fase acuta dell’ictus ma anche per la prevenzione, ci pongono in rapporto con un mondo in continua evoluzione. La mia Società scientifica, inoltre, è da sempre attenta alla didattica ed alla formazione di medici esperti nella gestione dell’ictus, con una particolare attenzione alle procedure diagnostiche mediante l’utilizzo di ultrasuoni”.


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