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Siracusa, la Riforma della Chiesa al centro di un convegno promosso dall’Istituto San Metodio

SIRACUSA – Una Chiesa che sia più vicina alle singole persone, accompagnandole con amore e pazienza per lenire le sofferenze e far fare esperienza della gioia del Vangelo. E’ la direzione indicata da Papa Francesco nella sua riforma della Chiesa. Sono le parole chiave dell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio nei locali del Santuario della Madonna delle Lacrime. Relatore d’eccezione è stato il Vescovo di Albano Marcello Semeraro. L’incontro organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze religiose “San Metodio”. Alla conferenza era presente il Vescovo Emerito Mons. Giuseppe Costanzo. I lavori sono stati aperti dal direttore dell’Istituto San Metodio Nisi Candido. Nella sua introduzione Don Nisi Candido ha sottolineato che “l’incontro si inserisce all’interno di un itinerario che stiamo facendo come Istituto Superiore di Scienze Religiose, ma direi più ampiamente come diocesi di Siracusa. Il tema che ci siamo dati quest’anno è quello della Riforma della Chiesa. Quando si parla di Riforma con la “R” soprattutto quest’anno si pensa alla riforma Luterana. Il 31 ottobre del 1517 Lutero affiggeva le 95 tesi che riguardavano tanti temi tra i quali quello delicato dell’indulgenze. Nell’ottobre scorso il Santo Padre in Svezia ha avviato il quinto centenario di commemorazione della riforma Luterana. Abbiamo voluto cogliere l’occasione di parlare di riforma con la “r” cioè la riforma a 360° che riguarda il credente cristiano cattolico. Di Riforma se ne sentito parlare in modo particolare dal 13 marzo 2013 con l’elezione di Papa Francesco. Riforma della Chiesa, le novità che sono state portate dal Pontefice. E ci siamo chiesti come si poteva declinare questo tema della Riforma e ne abbiamo parlato in tante occasioni. Stasera il tema della riforma si concentra sulla Chiesa. Il tema della riforma non è un tema accidentale ma in realtà la riforma è un processo a cui ognuno di noi è sottoposto per il fatto che ci evolviamo, che cresciamo, cambiamo. Questa che sembra una realtà ovvia però quando si parla di Chiesa sappiamo bene che ovvia non è, subentrano una serie di resistenze a vari livelli”.

Mons. Semeraro è vescovo della diocesi di Albano, e segretario del cosiddetto “G9”, ovvero il gruppo di nove cardinali che sta coadiuvando il Santo Padre nella riforma della Chiesa. Il Consiglio del G9 ha iniziato a lavorare già pochi mesi dopo l’elezione di Bergoglio: si tratta di un lavoro che richiede tenacia e saggezza allo stesso tempo. Le materie su cui si intende intervenire sono diverse e delicate: i laici, la famiglia, la vita, ma anche la formazione del futuro clero, le conferenze episcopali nazionali. Queste singole questioni, messe insieme, mostrano la volontà di una revisione complessiva della Chiesa per renderla sempre più fedele al Vangelo in un mondo che cambia.

“Preferisco distinguere tre livelle o tre corsie – ci dichiara Mons. Marcello Semeraro – attraverso le quali cammina la riforma nella Chiesa. Anzitutto la visione ecclesiologica cioè quale immagine, quale volto di Chiesa noi vogliamo soprattutto per vivere in questo nostro tempo riteniamo adatta per i nostri giorni perché è da questo volto di Chiesa che poi deve tradursi in struttura, in Istituzioni. Poi c’è il livello spirituale. Nel discorso che il Papa ha fatto il 22 dicembre scorso  ha detto che la riforma non ha bisogno di cambiamenti di uomini ma di uomini cambiati dentro,
di uomini rinnovati. La riforma deve essere animata da convinzioni interiori. L’esortazione apostolica Evangelii Gaudium è in qualche modo programmatica del Papa. Il punto di partenza è la conversione  interiore: solo da una scelta di come vivere la Chiesa nascono le riforme”.

Ed ancora le scelte quotidiane: “Attorno al progetto famiglia ci sono diverse realtà: quelle che maggiormente rispecchiano la volontà del Signore e quelle che le rispecchiano con maggiore fragilità.  I divorziati risposati in Amoris Laetitia non esistono – afferma Mons. Semeraro -, ma esistono persone che si trovano in situazioni differenziate anche sotto il profilo del venire da un matrimonio fallito ed essersi impegnati in un  secondo matrimonio civile. Amoris Laetitia mi chiede di vedere i germi di bene che ci sono dappertutto perché Dio non ha abbandonato alla perdizione questo mondo. Quindi anche in questa condizione di famiglia abbiamo il dovere di riconoscere i germi di bene che ci sono ovvero è stato il coraggio di  ricostruire dopo un fallimento, l’impegno ad assumersi pubblicamente delle responsabilità e quindi  portare avanti una realtà familiare. Sono germi di bene che dobbiamo fruttificare anche se non è il  modello”.

In merito alla riforma della Curia romana, mons. Semeraro ha spiegato che “come ogni corpo umano anche la Curia è esposta alle malattie al malfunzionamento, all’infermità”. Quindi ancora una volta un riferimento alla quotidianità: “Papa Francesco dice che nella vita concreta non esiste bene allo stato puro ed il male allo stato puro ma c’è una gamma tra questi due poli e noi dobbiamo prenderci cura di qualsivoglia realtà possa crescere ed andare avanti. La comunità cristiana non è soltanto il corpo mistico di Cristo ma anche il corpo dove convivono la cattiva erba con il buon grano. Una comunità di puri può essere solo di fantasia. Dietro la parvenza di bene può nascondersi il male e lo possiamo vedere anche per tante cose che si manifestano dentro e fuori la Chiesa: in strutture che si presentano come portatrici di solidarietà si nascondono interessi peggiori possibili”.Quindi un invito: “La Chiesa è in perenne riforma. La riforma è una chiamata alla quale tutti dobbiamo cercare di rispondere. Le Istituzioni sono composte da uomini. Ma io vedo che il Papa è circondato da tanta solidarietà della gente semplice che si vede compresa e quindi si muove nella stessa lunghezza d’onda che Egli ci promuove: e questo per me è motivo di speranza”.


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