Cronaca

Siracusa, carabinieri Tpc: nel 2020 recuperate 2.556 opere d’arte e denunciate 21 persone

SIRACUSA – Le misure di contenimento sanitario anti-Covid, con la chiusura di tutti i luoghi della cultura, non hanno impedito al Comando della sezione carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc) di Siracusa di ridefinire il dispositivo di controllo, preventivo e repressivo, dispiegato sul territorio nazionale, adattandolo alle mutate condizioni. Pertanto viene tracciato oggi un bilancio delle attività del 2020.

Secondo quanto rende noto il Comando della sezione aretusea Tpc, è stato incrementato il monitoraggio dinamico degli obiettivi culturali sensibili, in particolare musei, siti archeologici e luoghi di culto, e intensificato il controllo del commercio elettronico connesso al web. Naturalmente, come risulta facile comprendere, la situazione sui generis verificatasi rende difficile la consueta comparazione dei dati con quella degli anni precedenti ma, ciò nonostante, il confronto ha restituito evidenze statistiche che permettono di affermare la “sostanziale tenuta del sistema di difesa del patrimonio culturale”. Osservando le dinamiche criminali, in riferimento agli eventi delittuosi rilevati, si evidenzia una sensibile diminuzione dei reati in danno del paesaggio (da 11 a 1) e di quelli di ricettazione (da 15 a 9). Per contro, si è registrato l’incremento dei risultati operativi nei recuperi di beni antiquariali, archivistici e librari (da 19 a 195), reperti archeologici (da 310 a 2.361) e opere d’arte contemporanea contraffatte (da 3 a 8).

In tale contesto, la Sezione ha sviluppato le proprie modalità di intervento seguendo le due fondamentali direttrici d’azione: la preventiva (rappresentata dalle molteplici e sistematiche attività ispettive) e la repressiva (attraverso le indagini di polizia giudiziaria). L’azione di prevenzione dei reati, condotta sempre in sinergia con i reparti territoriali dell’Arma, il Nucleo elicotteri carabinieri di Catania e le Soprintendenze competenti per provincia, è stata attuata mediante l’esecuzione di 215 controlli finalizzati alle verifiche per la sicurezza degli obiettivi a rischio (musei, biblioteche, aree archeologiche), nonché quelle a tutela dei vincoli paesaggistici e nei confronti dei beni culturali sottoposti ad accertamento fotografico. Quest’ultima tipologia di controlli assume un ruolo fondamentale per contrastare la ricettazione di beni trafugati. Infatti, i dati acquisiti nel corso delle ispezioni vengono poi incrociati con quelli presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando carabinieri Tpc, che contiene informazioni sulle opere da ricercare e sugli eventi delittuosi ad esse collegati.

L’individuazione dei soggetti operanti illegalmente nel settore e l’azione di recupero dei beni culturali illecitamente sottratti rappresentano, invece, gli obiettivi strategici che caratterizzano l’azione di repressione, svolta attraverso indagini d’iniziativa e su delega dell’Autorità giudiziaria. Nel 2020, tale attività ha consentito di: denunciare 21 persone per varie ipotesi di reato (principalmente ricettazione e furto), sequestrare 2.556 beni culturali illecitamente sottratti, per un ammontare stimato in 686.500 euro. In merito, per meglio comprendere la rilevanza che in Sicilia riveste il fenomeno degli scavi clandestini, basti pensare che i reperti archeologici recuperati equivalgono al 92% circa del totale dei beni ritrovati.

Infine, nell’abito dell’attività finalizzata al contrasto dell’illecita commercializzazione di beni d’arte pittorica, spicca l’attività d’indagine che, in data 14 luglio 2020, ha permesso ai carabinieri della sezione Tpc di Siracusa di recuperare un dipinto olio su tavola, raffigurante “La consegna degli anelli al Doge” (vedi foto di copertina, ndr), realizzato dal pittore veneziano Vittore Carpaccio tra il XV e il XVI sec., del valore di mercato di 500.000 euro circa.  Il ritrovamento della pregiata opera d’arte assume particolare significato se posto in relazione con le modalità che ne hanno permesso l’individuazione. In particolare, gli approfondimenti d’indagine, scaturiti da un’informale segnalazione pervenuta da un antiquario che ne aveva avuto la momentanea custodia, e dai successivi riscontri fotografici, eseguiti con l’ausilio della Banca dati dei beni illecitamente sottratti, gestita dal Comando carabinieri Tpc, permettevano di accertare che il dipinto risultava essere provento di furto, commesso mezzo secolo prima, presso un’abitazione privata di Catania.


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