Politica

Siracusa, Parco archeologico, l’Ance: “Rivedere perimetrazione”. Granata: “Nel frattempo incassi finiscono a Palermo”

SIRACUSA – Il presidente di Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Siracusa, Massimo Riili interviene sulla perimetrazione attualmente prevista dalle norme di attuazione del decreto di istituzione del Parco archeologico di Siracusa. Decreto firmato un mese fa dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, per istituire gli ultimi otto parchi archeologici siciliani attesi da anni tra cui, appunto, il Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro.

“Diciamo Parco sì, ma non così. Noi intendiamo andare veramente “oltre” ed incentrare la discussione su considerazioni e valutazioni tecniche sul futuro della città e dei cittadini che la vivono”, dice Massimo Riili.

“Con l’attuale perimetrazione del Parco archeologico non si delinea nessun nuovo strumento che consenta di avviare un percorso reale di recupero e di rigenerazione urbana – afferma il presidente dei costruttori edili siracusani – Le norme di attuazione del Parco archeologico, così come proposte, bloccano nelle zone meno qualificate di Siracusa qualsiasi processo di reale trasformazione urbanistica di aree degradate con azioni che puntino a migliorare contemporaneamente le condizioni sociali, economiche e ambientali. Per tutelare le zone pregiate tuteliamo tutto intorno, anche se si tratta di assoluto degrado”.

“Sembra incredibile – continua il presidente di Ance Siracusa – ma, così come stanno le cose, un reale processo di rigenerazione urbana nelle adiacenze del c.d. Parco, che agevoli interventi di demolizione e ricostruzione, o anche solo di demolizione, con aumento di spazi pubblici e verde, non è ammesso. Che tutto resti com’è, i soldi dei biglietti del parco salveranno la città”.

“E questo, tanto per fare un esempio, in pezzi di città come viale Ermocrate, che ricade in area di riqualificazione urbanistica dell’attuale Prg, in cui sarebbe necessario ragionare proprio in questi termini, ma che oggi è inspiegabilmente ingessata dal vincolo di sostanziale immodificabilità che il Parco si porta dietro. E così in tutte le cosiddette fasce di rispetto del Parco. In una parola il Parco è dappertutto, passa anche su porzioni della città in cui non esiste nulla da tutelare”.

“Abbiamo fatto presente questo ragionamento al soprintendente Aprile – conclude Massimo Riili – che ha prestato molta attenzione alle nostre preoccupazioni, assicurandoci che potranno essere corretti subito questi errori evidenti, per cui confidiamo che, prima della pubblicazione in Gazzetta, un incontro di approfondimento possa portare a rivedere il Regolamento attuativo del Parco archeologico affinché si possa avviare un reale processo di rigenerazione urbana del tessuto edilizio della città. E sempre nell’interesse di tutti, e soprattutto del Parco”.

Di diverso avviso è l’assessore comunale alla Cultura, Fabio Granata, tra gli artefici con la legge regionale 20 del 2000 che porta il suo nome sul sistema dei Parchi archeologici siciliani.

”Mentre e a Siracusa si discute sul nulla, le risorse dei nostri Beni culturali continuano a finire a Palermo. Parco archeologico autonomo subito”: questo il suo pensiero, espresso con nettezza.

“A tutti i soloni e i giureconsulti che intervengono con le loro dotte disquisizioni sul Parco archeologico di Siracusa e la sua attesa autonomia – spiega Granata – dedico i dati ufficiali degli incassi dei Parchi archeologici siciliani che dimostrano che, senza autonomia e organizzazione siamo terzi solo rispetto a Naxos/Taormina e Valle dei Templi, dove ovviamente i Parchi autonomi sono operativi da tempo e dove gli incassi restano tutti alle Città e al territorio a differenza dei nostri che vanno a Palermo a coprire i buchi del Bilancio regionale”.

“E nel frattempo giureconsulti e soloni continuano a discutere e pontificare. Strana Città la nostra…”, conclude con ironia.

(Foto di Agostino Sella – fonte, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52327625)


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