Cultura

Siracusa, presentato il libro “A piccoli passi” di Deborah Cavallaro

SIRACUSA – Nell’ambito della rassegna “Estate a Villa Reimann”, promossa dall’assessorato alla cultura del comune di Siracusa, si è svolta nei giorni scorsi  nel suggestivo scenario del giardino di Villa Reimann, la presentazione del libro “A piccoli passi” di Deborah Cavallaro. Davanti a un pubblico numerosissimo e attento, hanno parlato del libro e dialogato con l’autrice Izabela Buccheri, mediatrice culturale già consulente per le problematiche sull’immigrazione del Comune di Floridia e presidente dell’associazione socio-culturale “Eminescu”; e Dario Scarfì, scrittore e responsabile delle politiche culturali dell’ente aretuseo.

L’autrice, nata a Palermo nel 1976, psicoterapeuta presso la fondazione “Sant’Angela Merici” Onlus di Siracusa, è da anni impegnata nel campo della solidarietà e del volontariato. Una passione sentita fortemente per la natura e per gli animali l’ha portata a maturare esperienze nello scoutismo e come addestratrice cinofila, trascorrendo gran parte del proprio tempo libero come volontaria nei rifugi per cani abbandonati.

Il libro, edito dal “ Gruppo Editoriale Albatros”, nasce dalla tragica esperienza vissuta dall’autrice, madre di due gemelli frutto di una gravidanza monocoriale, che vede ammalarsi e poi morire per un tumore al cervello Marco,  uno dei due figlioletti. La pubblicazione sostiene le attività dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Meyer” di Firenze, una realtà sanitaria annoverata tra le eccellenze nazionali ed internazionali nel campo delle terapie pediatriche, centro   di alta specializzazione e luogo in cui  si è consumata il calvario del piccolo Marco, della madre e della famiglia tra cure, attese e speranze.

Dario Scarfì, dopo avere illustrato al pubblico il progetto “Estate a Villa Reimann” e avere delineato il palinsesto degli eventi, a proposito  del libro della Cavallaro ha parlato del “dono di ricchezza” che l’autrice-madre ha ricevuto dall’esperienza del dolore e della perdita che ha vissuto.

Izabela Buccheri, dialogando con la Cavallaro, ha sottolineato il valore di “testimonianza” e di “memoria” del libro, nato da una esperienza tristissima come atto di scrittura destinato non solo a perpetuare il ricordo di Marco nel tempo a venire, ma anche a renderlo  “presente” nella dimensione immateriale degli affetti e dell’amore a quanti lo hanno conosciuto gli hanno voluto bene.

Dal dialogo tra Izabela Buccheri e l’autrice sono affiorati  in tutta la loro carica emotiva i toni della vicenda: ricordare, per l’autrice,  significa “liberare” il peso del passato nel presente per affidarlo al futuro in una prospettiva “testamentaria” trasformata, in cui i valori distruttivi – come il dolore, l’annientamento, il senso di impotenza e di sconfitta – capovolgendosi, diventano il punto di partenza per una “nuova redenzione” attraverso l’amore ferito. Ed è qui che il lavoro di memoria e di scrittura che l’autrice ha compiuto ripercorrendo  dolorosamente la sua storia  si incontra con il lavoro del lutto.

L’atto della narrazione, per Deborah Cavallaro, ordina gli avvenimenti in una trama, subisce nessi, collega e distingue, imponendo un nuovo ordine razionale a ciò che è stata sconvolto e cancellato dalla morte. È attraverso il  racconto che è possibile trasformare un evento traumatico ancora non metabolizzato in una forma più alta di consapevolezza in cui si inscrive la non-rassegnazione.

Il pubblico ha seguito con partecipazione e trasporto alla conversazione e pregnanti sono stati alcuni interventi, come quello dello zio della Cavallaro, preside in pensione venuto da Palermo appositamente per la presentazione, che ha parlato dell’autrice tracciandone un ritratto dal quale sono emersi la forza d’animo, lo spessore umano e la “grandezza” di questa donna che il destino ha voluto mettere alla prova estrema, la perdita di un figlio, e che, tuttavia, è riuscita, nonostante tutto, a trasformare il buio di questa esperienza, in un dono di luce offerto con la reciprocità, con la solidarietà e con lo sguardo rivolto alla prossimità.

 

 


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