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Tra festival e riconoscimenti, lo Zibibbo sempre al centro delle eccellenze siciliane

Le viti a ceppo basso, meglio conosciute come viti ad alberello, sono un classico delle zone vitivinicole tradizionali del sud Italia. Ma c’è un vitigno, a Pantelleria, famoso per il suo vino liquoroso, che è diventato Patrimonio dell’Unesco, sia come coltivazione che come pratica agricola. Le uve di Zibibbo infatti, per dare questo vino speciale, devono essere raccolte a mano a maturazione avanzata e lasciate riposare una notte, sui graticci di legno, prima di essere pigiate nel palmento e fatte fermentare naturalmente.

Chi ha conosciuto ed assaggiato questo vino, prodotto con le uve di Zibibbo ed etichettato come Moscato di Pantelleria, se n’è innamorato, e quando torna nell’Isola ormai non lo fa solo per lo splendido mare, ma anche per portarsi a casa qualche bottiglia del suo vino. Per fortuna lo si può acquistare anche senza andare a Pantelleria, perché è possibile reperirlo online sui portali specializzati, cercando ad esempio il vino Moscato su Tannico, uno dei più grandi portali del settore.

Tra l’altro a breve ci sarà il Pantelleria DOC Festival, dal 5 settembre fino a domenica 8 inclusa, durante il quale sarà possibile ammirare dal vivo il rituale della vendemmia dello Zibibbo e fare un tour guidato nelle aziende vinicole che lavorano sul territorio, degustando i vini locali, tra un racconto e una visita notturna ai giardini panteschi.

  • Zibibbo nominato migliore vino al mondo. E la produzione aumenta

Non è un caso se sono arrivati e continuano ad arrivare riconoscimenti in tutto il mondo per questo vino: a cura di Elin McCoy, per le pagine di Bloomberg, la classifica 2018 ha visto lo Zibibbo di Pantelleria in testa tra i 10 vini più apprezzati, selezionati tra le 4.000 etichette in lizza. In particolare, è stata premiata la produzione 2016 di Marco De Bortoli, l’Integer Zibibbo Grillo Terre Siciliane IGP, che è stato preferito ai fini Bordeaux, ai Cabernet Californiani e agli Champagne della grande annata 2008. La McCoy ha potuto assaggiare il vino ammirando, dalla terrazza della Cantina, le viti piantate nella sabbia vulcanica dell’isola, dopo aver preso nota anche del rituale antico con cui questo vino nasce.

Una coltivazione che si sviluppa senza altro intervento che la cura manuale del contadino, tramite trattamenti ancestrali con lo zolfo, ramato prima e puro poi. Un vitigno di origine fenicia, che deve la sua fortuna soprattutto alla particolare profumazione, e alla sua gradazione alcolica, in grado (soprattutto a bacca matura) di mantenere inalterato il vino, grazie all’alta concentrazione di zuccheri naturali.

Un vino tanto antico quanto particolare, a cui i riconoscimenti internazionali, sia per la qualità che l’originalità, sono serviti da stimolo per migliorare la produzione che, per il 2018, ha fatto segnare un +14%. Un successo nato dalla passione e dai sacrifici dei 325 viticoltori impegnati nel Consorzio che, insieme alle 8 Cantine Associate, tra storiche e recenti, hanno scommesso su questo vino e sul suo territorio pantesco.


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