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Antonino Cufalo si congeda dalla Polizia. È stato questore di Siracusa

SIRACUSA – Il vice capo della Polizia, Antonino Cufalo, dopo quarant’anni, lascerà il prossimo primo novembre il servizio nell’Amministrazione dell’Interno per raggiunti limiti d’età.

Originario di Ribera, in provincia di Agrigento, coniugato e padre di due figli, entrambi avvocati, il prefetto Antonino Cufalo è definito dai suoi più stretti collaboratori un galantuomo. Riccardo Arena lo descrive come “uno sbirro che sbirro non pareva affatto perché aveva i tratti e il modo di fare dei gentiluomini all’inglese” –  dai modi pratici, con una cultura impreziosita da continui studi ed esperienze in vari campi.

Terminata l’università all’ateneo di Palermo, entra nel 1978 nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza e inizia il suo percorso professionale in giro per  l’Italia. Milano, Enna, Agrigento, Palermo, Roma, poi Viterbo, Siracusa (nominato questore nel 2005), Lecce, Catania, Torino come Questore, e di nuovo Roma da direttore centrale Anticrimine e infine come vice direttore generale della Pubblica Sicurezza – direttore centrale della Polizia criminale -, sono le città che lo hanno visto instancabile funzionario, sempre disponibile al fianco dei colleghi.

Nella sua lunga carriera,  al servizio del cittadino e delle istituzioni, oltre ad essere stato capocentro della Dia per la Sicilia occidentale negli anni immediatamente successivi alle note stragi mafiose, e dopo direttore del Servizio centrale di protezione per testimoni e collaboratori di giustizia, è stato questore in ben cinque sedi, facendo leva sempre sulle sue indiscusse doti di equilibrio e di attenzione ai fatti. Da direttore centrale della Polizia criminale ha rafforzato anche la Cooperazione internazionale e l’attività degli osservatori (Furti di rame, Furti autotrasportatori – Oscad, etc.)  ed è stato il promotore di numerosi protocolli d’intesa ed accordi con le Polizie di altri paesi.

Sul piano della Cooperazione internazionale, in particolare, ha dato impulso ai cosiddetti pattugliamenti congiunti, in specie a quelli realizzati con la Repubblica Popolare Cinese, e a tale proposito pare utile ricordare come l’Italia sia stato il primo Paese europeo ad aver realizzato questa forma di collaborazione con la polizia di Pechino. Analogo impulso è stato conferito alle attività a livello internazionale che hanno consentito il raggiungimento di importanti obiettivi operativi, quali la cattura di pericolosi latitanti che avevano trovato riparo all’estero, o il rientro nel nostro Paese di alcuni minori che erano stati sottratti dal coniuge straniero alla potestà genitoriale italiana.


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