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Dall’Australia alla Sicilia e ritorno al tempo del Covid. L’odissea di un giovane emigrato costata 10mila euro

AUGUSTA – Quasi diecimila euro (“circa 15mila dollari australiani”) è la stima delle spese che un giovane augustano, emigrato nel 2016 in Australia, ha dovuto sostenere per rivedere i propri familiari nell’estate del primo anno di pandemia e poi tornare nella terra dei canguri.

È il caso raccontato in questi giorni alla nostra Redazione, oltre che a un’emittente radiofonica australiana in lingua italiana, da Vincenzo Noè, ventottenne che a Melbourne, sulla costa sud-orientale dell’Australia, lavora come pizzaiolo.

“Problemi di salute in famiglia”, che risiede ad Augusta, lo hanno indotto nell’estate del 2020, nonostante le mutevoli norme di contenimento sanitario, a far di tutto per rientrare in Sicilia, dove è poi rimasto “bloccato” fino all’inverno per il nuovo lockdown nazionale.

Un’odissea e un salasso il viaggio di andata, avendo dovuto acquistare i biglietti aerei per ben tre volte tra metà luglio e inizio agosto, dal momento che nelle prime due occasioni in cui si è recato all’aeroporto di Melbourne si è visto negare, per motivazioni burocratiche connesse alle restrizioni sanitarie, sia il check-in che il rimborso (pur spendendo “oltre mille dollari australiani per ciascun biglietto”). Col terzo biglietto, a inizio agosto, Vincenzo Noè è riuscito a tornare ad Augusta: da Melbourne arrivo a Doha, poi verso Barcellona, quindi aeroporto di Catania. In Italia si era in fase inoltrata di riaperture, ma vigeva per simili rientri l’obbligo di isolamento fiduciario per due settimane, da parte del ventottenne eseguito nella casa familiare, sottoponendosi anche, al termine del periodo, a tampone oro-rino-faringeo.

“Onestamente rimanere bloccato in Sicilia – ammette – non mi ha stressato più di tanto e per questo è diventato una vacanza. Pensare positivo ogni tanto aiuta. Ma in Sicilia è stato impossibile trovare lavoro durante la pandemia, mentre fortunatamente in Australia la ristorazione non si è mai fermata”.

All’inizio del nuovo anno, dopo aver pagato l’affitto della sua camera australiana a vuoto, il ventottenne augustano ha subito l’ennesimo salasso per il rientro, e non solo per i voli Catania-Milano e da Milano, con scalo a Singapore, a Perth (capitale dell’Australia occidentale). Perché, prima dell’ultima tratta interna Perth-Melbourne, appena toccato il suolo australiano, ha affrontato la prescritta quarantena di due settimane in albergo. Da qui la recente sorpresa: si è visto recapitare il conto dal dipartimento della Salute del governo della Western Australia, con una richiesta di pagamento di 2.520 dollari australiani (circa 1.500 euro).

A conclusione della vicenda surreale, tra le tante al tempo del Covid, Vincenzo Noè, che a Melbourne ha trovato il suo capo pizzaiolo ad attenderlo, commenta laconicamente: “Confermo di aver speso circa 15mila dollari australiani, e anche di più. Ma per la famiglia penso non ci sia prezzo”.


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