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Documentaria. Un modo nuovo per raccontare la storia attraverso le immagini

Documentaria. Proiezioni, workshop e focus di approfondimento per raccontare la storia senza la pretesa di farlo e con l’unico supporto delle immagini e delle narrazioni di chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Documentaria è certo un prodotto di nicchia che però sta suscitando parecchio interesse, non solo fra gli addetti ai lavori. Così è stato per “Vento” progetto di Enrico Montalbano con la collaborazione di Marinette Pendola e “Le printemps en exil”del collettivo Frame off, che hanno messo a fuoco i rapporti tra Tunisia e Italia, in particolare la Sicilia e i flussi migratori non solo da Nord a Sud ma anche quelli meno noti in senso opposto.

da dx: Marinette pendola, Enrico Montalbano e collettivo Frameoff

da dx: Marinette Pendola, Enrico Montalbano e collettivo Frameoff

“Il progetto è iniziato nel 2011- racconta Francesco Di Martino del collettivo Frame off- Abbiamo seguito i ragazzi tunisini che partivano dalla Tunisia per andare a Parigi, passando da Lampedusa. Abbiamo raccontato il loro triste viaggio, la fuga verso il nord Italia fino a Ventimiglia per tentare di attraversare di nascosto la frontiera”. Con Di Martino c’è il giovane Wejdi Trabelsi. “ Nel film recito la parte del tunisino medio emigrato alla ricerca di un sogno destinato a infrangersi. E’ una realtà amara perché su cento persone, venti muoiono. La Sicilia- spiega- è un punto di transito anche se rispetto ad altri luoghi del nord Europa e dell’Italia quaggiù la realtà è meno dura. Lì il costo della vita è altissimo e senza documenti non puoi fare nulla. Qui almeno i migranti possono vivere anche se da irregolari e sottopagati. Il lavoro nero è un bene che permette loro quantomeno di non morire di fame”. I ragazzi di Frame off hanno fatto anche il viaggio inverso. “Siamo andati in Tunisia e l’abbiamo attraversata tutta per mostrare le condizioni in cui vivono e fare capire perché decidono di andarsene. Eravamo due troupe. Io, Francesco Valvo e Wejdi ci siamo diretti a sud, gli altri sono andati a Nord. Abbiamo raccontato due realtà diverse e conosciuto anche persone che non vogliono lasciare la loro terra”. Molto interessante il progetto di Montalbano e Marinette Pendola, un film documentario tra Tunisia e Sicilia, incentrato stavolta sull’emigrazione dei siciliani dalla Sicilia alla Tunisia, già protettorato francese. Colpisce che molti siciliani partirono coi barconi per andare in Tunisia, proprio come accade oggi ma all’incontrario. “Da molti anni mi occupo di tematiche legate all’immigrazione- afferma Montalbano-. Questa storia mi ha affascinato molto, per le tante analogie e connessioni e perché penso si possa parlare di immigrazione senza cadere nella solita retorica. Per caso ho scoperto Marinette Pendola, una scrittrice pronipote di siciliani trasferitisi a Tunisi, l’ho contattata e da qui è nata la nostra collaborazione. Grazie a lei continuo a sviluppare questo work in progress”. Soddisfatta Marinette. “La situazione in Tunisia nel primo 900 è anomala perché gli italiani sono più numerosi dei colonizzatori. Un economista diceva che la Tunisia era una colonia italiana amministrata dai francesi. Gli italiani erano ben integrati nel tessuto sociale tunisino. A seguito dell’indipendenza tunisina dalla Francia gli europei sono stati cacciati. Fra loro anche i siciliani pur non essendo colonizzatori”.

Cetty Amenta


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