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Floridia, il vicario generale della diocesi mons. Amenta ricorda padre Antonino Loterzo

FLORIDIA – La comunità Parrocchiale della chiesa Madre di Floridia durante la messa serale di ieri sera  ha ricordato Padre Antonino Loterzo ad un mese dalla morte.  Ha presieduto la celebrazione eucaristica il Vicario Generale della diocesi di Siracusa Mons. Sebastiano Amenta.

Nella sua omelia Mons. Amenta ha ricordato la figura di Padre Antonino: “Anche se stiamo celebrando la messa di questa domenica, che la parola di Dio è quella di questa domenica proprio perché la parola di Dio è una parola attuale, una parola che si incarna nel nostro vissuto. Ecco, questa domenica stiamo ricordando e pregando in suffragio di alcuni nostri fratelli che il Signore ha chiamato a sé e tra questi Padre Antonino Loterzo. Rileggendo proprio la prima lettura mi è sembrato proprio che il ricordo, la figura, l’immagine di Padre Antonino trovasse in questa pagina dell’Antico Testamento, in questo episodio del profeta Eliseo. Le parole Fede, riconoscenza e azione sintetizzano in maniera ottimale la figura di ogni credente. Certamente sono quanto mai fedeli e coerenti al ricordo di Padre Antonino come l’abbiamo conosciuto nella sua figura di battezzato, nella sua figura di sacerdote, nella sua figura di pastore. La fede, questa continua sua dimensione della gratitudine che rivela nel riguardo di tutto e di tutti innanzitutto nei riguardi di Dio e poi dei fratelli che esprimeva nel suo essere sacerdote accogliendo e vivendo questo dono ricevuto da Dio quello del sacerdozio come un dono da custodire e non come qualcosa che ti era dovuto e quindi da far fruttificare continuamente e poi nella sua manifestazione come pastore. Io ho conosciuto Padre Antonino circa 40 anni fa – aggiunge Mons. Amenta – e posso dire lo ricordo sempre così come l’avete conosciuto voi da parroco. Lui viveva ordinariamente un atteggiamento di gratitudine a Dio. Da qui scaturiva quella gioia che trasmetteva senza grandi effetti speciali. Gratitudine a Dio per averlo chiamato alla vita e comunicava a tutti questo suo profondo innamoramento della vita. Gratitudine a Dio per il suo sacerdozio al quale era profondamente innamorato. Questa sua profonda consapevolezza che era solo mandato da Dio, affidatario di una missione così come i servi del Vangelo che appunto ricevono i talenti dal padrone da far fruttificare e poi quando il padrone li chiama a sé si presentano i buoni servi fedeli con le mani piene delle azioni fatte. Era proprio questo, come l’ho sempre guardato e quello che mi ha trasmesso da questa sua consapevolezza nasceva l’urgenza dell’azione verso i fratelli chiunque il Signore poneva sulla sua strada perché nel volto dei fratelli specie in quelli che si trovavano in una situazione di sofferenza riconosceva il volto di Dio che lo ha sempre amato, che lo ha chiamato e che lo ha inviato. Perché continuo a citare la prima lettura e così come continuo a riferirmi alla pagina del Vangelo. Don Antonino si è sempre comportato come Naaman e come il samaritano cioè come i due lebbrosi guariti perché in fondo con il suo stile di Parroco e di pastore che cosa ha fatto? Se non ricordarci continuamente che siamo peccatori perdonati. Da questo ci invitava a godere della Misericordia dell’amore di Dio. Lui era l’uomo che tornava sempre indietro, non ci salutava e se ne andava ma tornava sempre indietro per la gioia di incontrarci. Non ci lasciava mai per la gioia di godere della nostra amicizia donandoci la sua. Se c’è una certezza che abbiamo vissuto con lui, quella certezza però che scopri quando quella persona non c’è più perché prima la vivi così ordinaria e normale da non rendertene conto. Se c’è una certezza che avevamo e che lui c’era, che non ti abbandonava, che ti faceva sperimentare – prosegue – con le sue mille attenzioni quel senso di profonda gratitudine che la sua fede aveva stampato nel suo cuore. Tutto questo in maniera semplice ed umile. Nella sua vita di sacerdote risuonava quella frase, quella domanda che Gesù pone nella pagina del Vangelo di oggi. E come se lui fosse stato presente quel giorno in Palestina quando dopo aver guarito quei dieci torna solo uno e Gesù dice << e gli altri nove dove sono>>. Lui è stato colui che ascoltando questa parola di Gesù << gli altri nove dove sono>> non è stato mai fermo perché se le andati a cercare. Ad un mese di distanza, passata la reazione del momento che ci ha colti tutti di sorpresa sembra proprio che abbia voluto in tutta la sua vita e nel suo ministero di sacerdote e di parroco poter dare una risposta a quella domanda che Gesù pone <<dove sono gli altri>>. Lui è stato in perenne atteggiamento di ricerca dei lebbrosi guariti per poterli riportare a Gesù. Le prime parole del Vangelo di oggi sono << lungo il cammino verso Gerusalemme>>. L’episodio di Gesù con questi lebbrosi e la loro guarigione avviene all’inizio del cammino che Gesù sta compiendo verso Gerusalemme, verso la sua passione, la sua morte e la sua resurrezione. Possiamo dire di averlo conosciuto, di averlo visto sempre indaffarato, sempre nell’atteggiamento della vigilanza, del servo fedele cosciente che lo sposo può arrivare da un momento all’altro e tutto doveva essere sempre pronto pulito, sistemato. Però un modo di muoversi che in fondo ad un certo momento certamente lo ha reso consapevole che stava seguendo il suo Signore verso Gerusalemme e cioè verso la croce, verso la passione, verso la morte. Questo l’ha vissuto nella gioia della preparazione all’incontro con il Padre in quella casa in cui lo chiamava. Fra le tante cose che il Signore ci ha donato attraverso di lui c’è proprio questo cercare di scoprire la dimensione della gratitudine nella nostra vita di fede, Cercare di renderci conto che non dobbiamo rimandare mai a domani quello che possiamo compiere oggi per lodare, incontrare e ringraziare il Signore con i fratelli e per i fratelli. Essere sempre pronti a rispondere sì al Signore che ci chiama qualunque sia la meta che ci sta proponendo fosse anche quella di seguirlo verso la croce. Quando ci chiama ad associarci alla sua morte e alla sua resurrezione”.


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