Cultura

Floridia, presentato il libro di Egidio Ortisi “Prima che faccia buio”

FLORIDIA – “Prima che faccia buio” è il titolo del libro del prof. Egidio Ortisi già sindaco di Floridia e deputato regionale per tre legislature. La presentazione del libro si è svolta presso la sala conferenze del Centro Servizi di contrada Vignarelli alla presenza di un folto pubblico che ha occupato per intero la sala del centro servizi. Molti gli interventi che si sono succeduti durante la serata anche con dei momenti di musica con il sassofonista Salvo Tempio e di alcune canzoni cantate da Sabina Rizza. 23 tra nipoti, figli, e pronipoti hanno letto alcuni brani del libro dove si raccontava un episodio che riguardava i loro parenti e non sono mancati momenti di commozione durante le letture di questi brani.

 

Salvo Tempio

Egidio Ortisi spiega il motivo di questo libro: “Diversamente da quello che pensano i miei amici non è un testamento funerario perché come spiego nel libro io per le mie convinzioni epicureo- lucreziane non ho paura della morte. Quando ci sono io la morte non c’è e quando c’è la morte non ci sono più io. Il riferimento è invece al buio e alla paura della cecità perché sin da bambino io avevo bisogno do “picchiu”. Il “picchiu” era un lumino o una candela che mia madre mi doveva allocare anche a distanza perché io addormentandomi vedessi la luce e poi non avessi la paura di diventar cieco perché avevo la certezza che quando mi fossi svegliato anche durante la notte avrei ritrovato la luce. Poi ci sono le metafore: il buio fa riferimento al buio dei nostri tempi, al buio dei valori, alla cecità della memoria, del ricordo, delle ricordanze, dell’ignoranza. Ma il riferimento è al buio dell’eventuale cecità legata anche alla progressività del diabete che ho”.

Egidio Ortisi

“Il libro si divide in diverse direttrici. La prima direttrice – aggiunge Egidio Ortisi – è comportamentale e anche soprattutto pedagogica perché vuole incoraggiare tutti quelli soprattutto i giovani che davanti al primo insuccesso si arrendono. Io lo faccio smitizzandomi cioè mettendo a nudo quella veste esterna che il paese e chi mi conosce si costruito su di me come di una persona in intelligente, colta. In effetti è parzialmente vero e racconto i miei insuccessi. Io vado in seconda elementare perché mi dicevano da padre Di Stefano all’oratorio che ero molto bravo e non era il caso che perdessi un anno. Vado in seconda elementare ma in effetti non si accorgevano che ero molto bravo perché c’era come premio un triangolino di cioccolato Ferrero. Di fatti poi quando lo tolsero io nelle gare di catechismo arrivavo sempre sesto, settimo mai primo. Prima media: primo compito di analisi logica presi 1. In terza media ebbi la migliore pagella dell’Istituto. Liceo classico: primo compito di latino presi 1. Fine degli esami di Stato seconda pagella del liceo classico. Politica: Primavera Floridiana il nostro gruppo ultimo, stravince la Democrazia Cristiana e poi faccio tutta quella carriera che sapete e conoscete. Per cui il refrain di Gianni Morandi <<uno su mille ce la fa>> non è vero. Io credo che mille su mille ce la fanno. Poi fra l’altro il refrain di Gianni Morandi ha anche un limite fa riferimento al successo. Ma l’unica dimensione della vita è il successo? Non la penso così. E allora seguo Andrea Marcolongo il quale nella sua ultima pubblicazione dice che <<la misura eroica che è eroico chi realizza quello che sente nell’animo quello di realizzare a prescindere da quelli che sono i parametri di giudizio della società>>. La seconda direttrice – continua Ortisi – è di tipo storiografico. Io sono convinto che la storia non è solo l storia di Principi, di Re, di guerre, di battaglie, dall’histoire diplomatique miltaire. Ma la storia è anche storia dei comportamenti, nel mutamento dei comportamenti. La storia dei nostri padri, nonni, bisnonni, di quelli che non ci sono nei libri di storia perché hanno il torto di non avere ucciso centomila persone è storia pure complementare per carità ma è storia. Infine, quella del sentirsi comunità che è una mia fisima. Nella parte centrale del libro riguarda Bar Roma prima e dopo per il gioco del tuppeto e di altri giochi fino al 1974 quando io mi sposo e me ne vado a Solarino. Ci sono mentovate cento persone, cento ricordi e ne ho dimenticati parecchi. In ultimo un suggerimento comportamentale sgonfiamoci, sgonfiamoci magari solo un po’”.

Per quanto riguarda la storiografia il prof. Mario Bonanno afferma: “Io credo che uno su mille ce la possono fare perché la famiglia, la scuola, la strada come è stato per noi possono fare la differenza. Condivido la prospettiva storiografica del prof. Ortisi. Gli storici francesi del ‘900 hanno capito che la storia non riguarda solo le grandi imprese di Napoleone o di Cesare ma riguarda la vita quotidiana, la vita dei comportamenti umani, l’evoluzione dei comportamenti sociali.  E le agenzie educative: La famiglia, la scuola, la chiesa, i luoghi di lavoro, la strada sono soprattutto quelle cose, quegli aspetti, quegli elementi, quei fattori che ci hanno formato. Qual è la cosa importante di questo saggio dal punto di vista storico. È il fatto che Egidio ci dica con un’analisi lucida ci dice che questa storia che abbiamo vissuto al Bar Roma, in via Siracusa dove sono nato io è il prodotto di una storia millenaria. Un prodotto che risale addirittura al medioevo, al feudalesimo. Anche noi – aggiunge Bonanno – abbiamo avuto nella nostra vita una figura di riferimento che era il capo: poteva essere il capo della Parrocchia, poteva essere il maestro a scuola, poteva essere “u mastru”. Il gruppo si riconosceva nel capo e non lo vedeva come un’imposizione. Quello che io noto oggi manca la capacità di aggregarsi e quel senso di comunità di cui parla e auspica Ortisi. Perché ce la possiamo fare? Perché se noi ritorniamo a quel senso di comunità e cerchiamo di ricostruire l’identità perduta sicuramente riusciremo a salvare il “mondo”.  Noi dobbiamo ripartire dalle agenzie educative che ci hanno formato”.

mario bonanno

La parte filosofica è stata affidata a Frankie Terranova il quale partendo dalla considerazione che “è fondamentale, in questa seconda parte del libro, la premessa che fa Egidio Ortisi cioè che lui si dichiara per la prima volta nella sua vita alunno e non professore. Questo gli consente di fare tutta una serie di domande senza l’imbarazzo che è proprio di un insegnante ma con la spregiudicatezza dell’alunno. Le domande che fa sono quelle fondamentali nella vita di ciascuno e che Ortisi stesso dice. Leopardi aveva messo in bocca ad un pecoraio protagonista del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Quali queste domande: da dove vengo, chi sono, dove vado. Sostanzialmente lui (Ortisi n.d.r) declina la seconda parte del libro proprio attraverso a queste tre domande a cui corrispondono tre capitoli: la morte, il buio e la paura. E fa tutta una serie di riflessioni assolutamente interessanti e che abbiamo provato ad analizzare. LA conclusione di tutto questo e che fondamentalmente è il messaggio del libro è quello di dire uno su mille ce la possono fare. E ce la possono fare proprio per questo motivo che Ortisi ha analizzato perché l’importante e farsi le domande non tanto per la risposta che si trova che per ciascuno di noi può essere differente. Ortisi analizza il suo caso in cui si è spogliato di tutta una serie di certezze che aveva tant’è che l’ultima frase del libro è una sorta di invocazione, di avvertimento che chiude con le parole sgonfiamoci, sgonfiamoci almeno solo un po’.  Abbandoniamo alcune certezze, abbandoniamo la nostra presunzione e mettiamoci in cammino verso queste domande”

Frankie Terranova


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