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Gemelli parla dell’inchiesta Tempa Rossa, querelato Crocetta per il commento sul “quartierino”

SIRACUSA – Abbiamo intervistato in esclusiva l’imprenditore augustano Gianluca Gemelli, 42 anni, entrato tredici mesi fa nel calderone giudiziario e mediatico dell’inchiesta “Tempa Rossa”, anche nota come inchiesta sul petrolio lucano, insieme ad altri indagati eccellenti, e la cui posizione è stata definitivamente archiviata.

La vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, relativamente al filone di indagine (avviato dalla procura di Potenza e a giugno passato alla procura di Roma) sul presunto progetto di stoccaggio del greggio lucano nel porto di Augusta, con l’iscrizione nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di traffico illecito di influenze, corruzione e associazione a delinquere, lo indusse alle dimissioni da commissario di Confindustria Siracusa, pregiudicandogli rapporti nella sfera sia professionale che degli affetti.

La sfilza di intercettazioni telefoniche divulgate dai media nei giorni successivi minò pure i rapporti personali con l’allora compagna Federica Guidi, che dovette rassegnare le dimissioni, caldeggiate dallo stesso premier Renzi, da ministro dello Sviluppo economico.

Dopo il provvedimento di archiviazione emesso dal gip romano dott. Carini (fine marzo), che ha accolto la richiesta del pm dott. Felici (dicembre), Gianluca Gemelli ha deciso di rompere il silenzio e, come da ultima risposta all’intervista, passare al contrattacco.

Una storia pesante, che idea si è fatto?

“La vicenda nasce, a quanto ho appreso dalle carte dell’inchiesta, da una visita che faccio ai tre Sindaci dei territori su cui nasce l’impianto di Tempa Rossa. Tale visita era per me d’obbligo, in quanto era previsto contrattualmente un protocollo d’intesa con i territori per salvaguardare la manodopera locale. Io, per il tipo di servizi che avrei dovuto espletare con ITS (altamente specialistici), non avrei certamente potuto reperire localmente tali posizioni e fu mia cura comunicarlo espressamente ai tre Sindaci, che ne presero atto”.

Un caso giudiziario che le ha stravolto la vita…

“Sulla vicenda giudiziaria non ho nulla da commentare in quanto non ritengo opinabile un’attività degli inquirenti che punti a verificare se esistessero delle ipotesi di reato. Io da subito, attraverso il mio legale, l’avvocato Paolo Carbone, ho fatto sapere che ero tranquillo e chiedevo agli inquirenti un colloquio al fine di chiarire la mia posizione.

Essere sempre stati in buona fede e corretti aiuta in queste situazioni ed avere rispetto e fiducia nelle istituzioni ed in particolare nella magistratura è stato fondamentale nell’affrontare ciò che stava accadendo. La vicenda ha avuto l’esito, per me da sempre scontato, di un chiarimento dei fatti avvenuto attraverso l’archiviazione delle ipotesi di reato nei miei confronti e verso tutte le persone coinvolte nel filone d’inchiesta che mi riguardava, avvenuta in data 30 marzo 2017”.

Ma sul famoso emendamento cosa ci dice?

“Di dettagli giudiziari non ho assolutamente intenzione di parlare in quanto i miei interlocutori erano i magistrati e spettava alla procura far chiarezza, cosa che è già stata fatta! Posso darle solo un mio punto di vista; se in 18 mesi d’intercettazioni, in una sola occasione la mia ex compagna si sia lasciata scappare, in assoluta buona fede, un commento sulle decine di problematiche che affrontava giornalmente, ritengo che abbia avuto un comportamento esemplare durante il suo mandato di governo! Tutto ciò che poi si è letto sulla stampa riguardava esclusivamente rapporti privati che nulla avevano a che vedere con il suo lavoro ma che, magistralmente montati da alcune testate, hanno creato quella baraonda mediatica a cui si è assistito in quelle due settimane.

Non ho mai chiesto nulla a Federica, men che meno un emendamento che da quanto ho appreso dalla stampa non spettava a lei decidere. Si parla dei continui favori che Gemelli chiedeva alla sua compagna ministro, però è strano che questi famigerati favori non siano stati snocciolati in dettaglio, giorno dopo giorno; magari il motivo è che di favori non ne chiedevo?!

Le dò la vera notizia: credo di ricordare bene cosa avessi chiesto a Federica il giorno in cui lei mi disse che non facevo altro che chiederle favori. Non ritengo di sbagliare affermando che il favore che le chiesi in quell’occasione era quello di dimettersi dalla carica di ministro in quanto inconciliabile con la nostra vita familiare”.

In effetti la notizia, con le relative intercettazioni telefoniche, ha monopolizzato l’attenzione in quelle settimane a cavallo tra aprile e maggio. Qual è il suo pensiero, in particolare riguardo a media e intercettazioni?

“La campagna stampa che è stata costruita attorno a questa vicenda, esaltando in maniera sproporzionata e faziosa ogni intercettazione e costruendo attorno ad esse delle sentenze di condanna su tutto, la trovo una bruttissima pagina della storia del nostro Paese. Ritengo inammissibile permettere che sia messo alla gogna chicchessia, senza che vi sia un minimo di consistenza giuridica su ciò che viene riportato sui giornali.

Ricordo che al momento in cui scoppiò il caso si era ancora in una fase di indagine; per spiegare meglio ai molti commentatori, che finsero di non accorgersene: nella fase di indagine gli inquirenti raccolgono tutti gli elementi che secondo loro rappresentano un reato per poi chiedere al Giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio. Nel mio caso il Pm ha successivamente constatato che non sussisteva alcun reato ed ha chiesto l’archiviazione al Gip, che l’ha concessa.

Per come sono andate le cose, potrebbe nascere il dubbio che l’indagine a mio carico sia stata mediaticamente strumentalizzata, quanto meno da una parte della stampa. Ricordo a tutti che molte testate diedero ampio spazio alla vicenda sulle prime pagine fino al giorno del referendum e non scrissero più nulla a partire dal giorno successivo.

La magistratura era obbligata per legge a consegnare gli atti a tutti gli interessati e di fatto chiunque li può aver girati ai giornali, che a loro volta avevano tutto il diritto di pubblicare la notizia. Partendo da un diritto dei media si è poi arrivati a ciò a cui si è assistito e sinceramente credo che non sia da Paese civile. Pubblicare intercettazioni riguardanti aspetti di vita privata e demonizzare gli interessati, non ritengo sia accettabile. Oggi si parla tanto di una legge che regoli la pubblicazione di intercettazioni private; a seguito della mia particolare esperienza, ritengo che le conversazioni private non vadano in alcun caso pubblicate perché ciò rappresenta esclusivamente un violazione sul diritto alla privacy. Le intercettazioni penalmente rilevanti andrebbero pubblicate, ma si dovrebbe almeno aspettare che gli interessati siano quanto meno rinviati a giudizio. Non si può essere costituzionalmente garantisti esclusivamente nelle aule di tribunale e permettere di demolire la vita degli indagati prima ancora che sia stato deciso se dovranno affrontare un processo.

Purtroppo non si torna indietro ed ormai a me e successo, però mi auguro che le istituzioni provvedano a regolare seriamente questa materia affinché altri possano evitare situazioni simili. Provate a chiedere alle decine di famiglie che hanno perso il lavoro a causa dei danni arrecati dalla campagna mediatica che mi ha investito se pensano di essere stati garantiti dallo Stato, a maggior ragione quando hanno constatato come si è chiuso il tutto”.

Voleva portare veramente il petrolio della Basilicata ad Augusta?

“Ripeto, non commento la vicenda giudiziaria. Le dico solo che non mi sono mai occupato di petrolio in vita mia e penso di non aver neppure mai pronunciato la parola “petrolio” per questioni lavorative”.

Il Movimento 5 Stelle, con l’iniziativa social e di piazza chiamata “Trivellopoli”, sulla vicenda è stato fortemente critico.

“Fare politica è una cosa seria. Bisogna occuparsi con coscienza e competenza degli enormi problemi che attanagliano il nostro Paese. Oggi purtroppo assistiamo a pettegolezzo politico sterile, che cavalca l’onda degli ipotetici scandali al solo scopo di trarne vantaggio elettorale.

Ad Augusta abbiamo assistito alla scesa dei grandi big del Movimento 5 Stelle (Di Battista, Fico e compagni), che facevano a gara a chi la sparava più grossa, mostrando però di aver capito ben poco, se non addirittura nulla, di ciò che era realmente accaduto.

Emblematica è stata l’intervista di Di Maio con Floris successivamente all’archiviazione dell’inchiesta per la mia posizione. Floris chiedeva conto in merito al loro atteggiamento di attaccare in maniera molto forte chiunque sia coinvolto in indagini, senza curarsi dei danni che si arrecano alle persone coinvolte, che magari poi vengono riconosciute innocenti ed a tal proposito il conduttore menzionò appunto il mio caso.

Di Maio rispose che non era proprio così in quanto l’inchiesta di Tempa Rossa era ancora aperta. Delle due l’una: non ha la minima conoscenza giuridica per capire che un cittadino viene archiviato perché ritenuto non responsabile di atti penalmente perseguibili, indipendentemente dal fatto che l’inchiesta su altre persone prosegua, oppure non ha l’onestà intellettuale di ammettere di aver sbagliato e di conseguenza avere il buon gusto di scusarsi? Non credo che in entrambi i casi faccia una bella figura”.

Il governatore regionale Crocetta ha parlato del suo caso, tempo fa, a Catania, collegandolo alla scelta della sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar di Sicilia orientale, trasferita con decreto ministeriale da Augusta al capoluogo etneo…

“Non credo occorra alcun commento da parte mia! Ritengo che di certe sue affermazioni, sul mio presunto “quartierino”, dovrà risponderne in tribunale, avendolo querelato motivatamente per diffamazione nei giorni scorsi. Ho dato mandato in tal senso allo studio legale dell’avvocato Puccio Forestiere. La mia denuncia sarà vagliata dalla procura di Catania”.


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