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Guerra in Ucraina, arcivescovo di Siracusa in veglia di preghiera: “Ci sia piena unità nel Signore”

SIRACUSA – “L’amore del prossimo è impossibile senza lo spirito di Cristo perché, come il peccato ha diviso l’uomo da Dio, così lo ha separato dal suo simile. Come la pace con Dio impone l’essere figli nel Figlio, così l’amore del prossimo impone che Cristo viva in noi e che dunque ci sia la nostra piena unità nel Signore”. È stato questo uno dei passaggi salienti dell’omelia tenuta ieri sera da monsignor Francesco Lomanto, arcivescovo di Siracusa, durante la veglia di preghiera organizzata al santuario della Madonna delle Lacrime, dal rettore don Aurelio Russo, per invocare il dono della pace in Ucraina e nel mondo.

Tanti i fedeli presenti all’incontro spirituale, che si è aperto con il messaggio (fatto risuonare dagli altoparlanti) di Papa Francesco durante l’Angelus del giorno precedente. La preghiera comunitaria, alla quale hanno partecipato molti sacerdoti e diaconi dell’arcidiocesi, è proseguita con la lettura del vangelo di Giovanni in cui Gesù, dopo la risurrezione, si presenta ai discepoli con queste parole: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”, facendo dono dello Spirito Santo.

Poi l’accensione di un lumino al cero pasquale da parte dei fedeli, e la deposizione sul candelabro “perché risplenda la luce della pace che viene da Gesù risorto”. A seguire, l’esposizione del Santissimo e, tra un canto e l’altro, la lettura di un racconto sul santo Curato d’Ars (San Giovanni Maria Vianney), quella del brano trattato dal vangelo di Matteo sulle beatitudini (“Beati gli operatori di pace perché vedranno Dio”) e il successivo pensiero del pastore della chiesa siracusana.

“La Chiesa è portatrice del messaggio di pace – ha aggiunto Lomanto – e in maniera particolare nel secolo scorso, quando il mondo è stato segnato dalle due guerre mondiali, non si è tirata indietro. Benedetto XV condannò più volte il primo conflitto mondiale definendolo la più fosca tragedia della follia umana e, nel 1917, l’inutile strage. Pio XII disse che tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace, e Giovanni XXIII affermò la sua forte convinzione che la pace non è impossibile. Paolo VI insistette nel suo magistero sulla pace come condizione di ogni possibilità di sviluppo integrale dei popoli e istituì il primo giorno dell’anno come giornata mondiale della pace. Giovanni Paolo II ha parlato della guerra come di avventura senza ritorno, come la sconfitta dell’umanità e, in ultimo Papa Francesco, riprendendo la costituzione italiana, ha detto che chi ama la pace ripudia la guerra. Siamo chiamati – ha proseguito – a edificare un mondo più pacifico. C’è un artigianato della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. Tutti possono collaborare a eradicare un mondo più pacifico, a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e nell’ambiente in cui si vive, fino ai rapporti tra i popoli e tra gli Stati. La vera pace porta non un semplice quieto vivere ma la vera giustizia, cioè la santità di vita. Per fare opere di pace, bisogna essere uomini di pace, mettendosi alla scuola della sapienza che viene dall’alto, per assimilarne le qualità e per condurne gli effetti”.

A conclusione della veglia, le parole di Giovanni Paolo II pronunciate a Siracusa, nel 1994, durante la consacrazione del santuario alla Madonna delle Lacrime. Poi la recita del Padre nostro, la benedizione eucaristica e la supplica alla Vergine delle Lacrime.


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