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Inchiesta “No fly”, sostanze non normate e Aia. La “ricetta” di Legambiente

SIRACUSA – “Per anni cittadini e associazioni ambientaliste hanno denunciato i malesseri causati dalle emissioni nauseabonde del polo industriale. L’iniziativa della Procura della Repubblica di Siracusa, che con l’inchiesta “No fly” nei giorni scorsi ha ottenuto il sequestro preventivo degli impianti Versalis e Sasol (nella foto, ndr) ed i depuratori Ias e Taf e sottoposto ad indagini 19 persone, consentirà anche di comprendere la fondatezza di queste denunce”. Così in un comunicato congiunto, i circoli Legambiente di Augusta, Siracusa e Priolo prendono posizione a seguito dell’esecuzione dei sequestri preventivi dei quattro impianti nella zona industriale a cui è stata contestata la “natura inquinante e molesta, sotto il profilo odorigeno, delle immissioni aeree” (vedi articolo e servizio).

Un’inchiesta, quella della Procura aretusea, che, attraverso il lavoro di consulenti tecnici, ha altresì evidenziato di avere raccolto elementi che “inducono a ritenere che la qualità dell’aria nel territorio interessato si sia fortemente degradata“, rilevando come “nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e in parte Melilli si registra una qualità dell’aria nettamente inferiore a quella degli altri comuni della provincia, avuto riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione”.

“Da quanto scaturito finora dal lavoro della Procura e dei suoi periti – commentano i tre circoli di Legambiente – emergono alcuni problemi nella conduzione delle attività industriali mai seriamente presi in considerazione ed in particolare sia la omessa adozione delle migliori tecnologie sia la mancata messa in opera di soluzioni impiantistiche e strutturali – quali la copertura delle vasche acque oleose -, con ciò causando l’emissione di alte concentrazioni di sostanze tossiche, maleodoranti e cancerogene come l’H2S (idrogeno solforato), gli NMHC (idrocarburi non metanici) ed il benzene con picchi di 90 ug/m3 (microgrammi/metrocubo) per i primi, di quasi 4000 ug/m3 per i secondi e di 500 ug/m3 per il cancerogeno benzene”.

Secondo gli ambientalisti: “Appare inoltre chiaro il mancato rispetto delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali (Aia) e dunque una gestione degli impianti non conforme alle prescrizioni stesse. Al di là dei profili di rilevanza penale sarebbero gravissime le responsabilità del Ministero dell’Ambiente se, come si ipotizza, alcune Aia non riportavano le prescrizioni delle Bat pur dovute per legge e non erano aggiornate alle Direttive europee in materia. Altrettanto gravi quelle della Regione Siciliana che per troppi anni ha cincischiato con il Piano di tutela della qualità dell’aria non mettendo a disposizione uno strumento fondamentale di tutela”.

Sulle sostanze non presenti negli obsoleti tabellari di legge (“carente normativa sui livelli di concentrazione delle sostanze come H2S, idrocarburi non metanici e benzene”) e su Aia mancanti o parziali o, secondo la Procura, errate (in un caso), Legambiente sostiene la necessità che le istituzioni locali e nazionali facciano la loro parte nelle seguenti direzioni: “Attuando con la massima celerità quel Piano di tutela della qualità dell’aria atteso da fin troppo tempo; implementando la legislazione laddove carente sulle sostanze non normate come da oltre un decennio richiesto da Legambiente e, più di recente, anche da Arpa Sicilia; favorendo e/o imponendo quegli aggiornamenti del processo di produzione industriale che elimini l’emissione in ambiente di pericolosi inquinanti come il benzene (C6H6 è una sostanza altamente cancerogena per la quale l’Oms non ha stabilito alcuna soglia minima al di sotto della quale non esiste pericolo per la salute umana); curando la funzionalità e l’adeguatezza delle reti di rilevamento dell’inquinamento atmosferico; mantenendo sempre aperto il canale di informazione e di comunicazione con i cittadini; riesaminare tutte le Aia delle aziende del polo e verificarne la corrispondenza con norme e direttive; affrontare con la dovuta priorità la questione riguardante l’osservanza da parte delle navi del cambio combustibile durante la sosta in porto e la elettrificazione delle banchine; adeguare il numero del personale, che oggi appare largamente insufficiente, degli Enti responsabili dei controlli”.

Nel comunicato si mette infatti in evidenza un ulteriore aspetto, quello della sosta della navi in porto, relativo alle emissioni in atmosfera: “Legambiente da oltre un decennio segnala il pesante contributo di emissioni inquinanti che proviene dalle navi che sostano ed operano nei porti di Augusta e Siracusa. Proprio qualche giorno fa Legambiente Sicilia ha ufficialmente raccomandato alle Autorità portuali e alle Capitanerie di porto dell’isola di vigilare e applicare rigorosamente la normativa riguardante il cambio del combustibile in porto e di attivarsi per l’elettrificazione delle banchine. I periti della procura hanno ora esaminato questo aspetto e trovato una precisa corrispondenza tra l’accosto della nave e le alte concentrazioni di inquinanti verificatesi”.


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