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Nella riserva di Pantalica scoperta una nuova specie di ragno

SIRACUSA – Nel corso di ricerche condotte in Sicilia, il team di entomologi del Dipartimento di Scienze dell’Università degli studi Roma Tre ha scoperto una nuova specie di ragno appartenente al genere Leptorchestes. La specie, denominata Leptorchestes elisae, è stata descritta in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Fragmenta Entomologica, dal titolo “A new species of the genus Leptorchestes Thorell, 1870 from the Pantalica Natural Reserve (Sicily, Italy) (Araneae: Salticidae)”. Lo studio è stato effettuato da Tommaso Fusco, dottorando in Biologia Ambientale, Andrea Di Giulio, professore di Zoologia e responsabile del Laboratorio di Entomologia e Parassitologia del Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre, e Stefano Cantone, ricercatore del Crea di Acireale.

La ricerca si inserisce in un progetto iniziato nel 2022 nella riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande, che si estende per gran parte tra i territori comunali di Ferla, Cassaro e Sortino, dove il ricercatore Cantone insieme al professor Di Giulio stanno svolgendo vari studi di carattere entomologico. Questo progetto è stato sviluppato anche nell’ambito del National biodiversity future center (Nbfc, finanziato dal Pnrr). Le raccolte sul campo sono state svolte negli anni 2023 e 2024 e le analisi morfologiche nel laboratorio di Entomologia e Parassitologia del Dipartimento di Scienze.

A giugno 2023, mentre ero impegnato in alcuni campionamenti entomologici a Pantalica insieme al mio collega Lorenzo Fortini – racconta il dottorando Fusco notiamo dei ragni molto simili a formiche, sia nell’aspetto che nel comportamento. Una volta tornato in laboratorio mi sono accorto che questi campioni avevano caratteristiche morfologiche atipiche rispetto ai ragni dello stesso genere e così abbiamo iniziato ad analizzarli più approfonditamente”. La nuova specie si distingue da quelle affini per alcuni dettagli morfologici degli organi riproduttori maschili e femminili, caratteri fondamentali per il riconoscimento delle specie.

Come rende noto lo studio, la somiglianza con le formiche, in tal caso quella mostrata da Leptorchestes elisae e tutte le specie appartenenti a questo genere, è un fenomeno noto come mirmecomorfia. A differenza di quello che si possa credere, questa strategia non facilita la predazione delle formiche da parte del ragno, ma gli conferisce una protezione dall’attacco dei suoi predatori, soprattutto rettili e uccelli, vista la repellenza e aggressività delle formiche. Malgrado la diffusa fobia umana nei confronti dei ragni, vale la pena ricordare la loro fondamentale importanza ecologica per il ruolo di predatori che regolano l’abbondanza delle loro prede, favorendo la funzionalità degli ecosistemi terrestri.

Viene sottolineato nel comunicato di annuncio che questa scoperta si inserisce in un più ampio contesto di ricerche faunistiche e tassonomiche, fondamentali per valorizzare la straordinaria ricchezza naturalistica del nostro territorio, che gli entomologi di Roma Tre stanno svolgendo nelle aree mediterranee, in particolare nelle isole di Sardegna e Sicilia. Leptorchestes elisae è stata finora rinvenuta solo nella riserva siciliana di Pantalica, un’area ancora poco indagata dal punto di vista entomologico, ma che si sta rivelando ricca di biodiversità e potenzialmente fonte di nuove scoperte per la fauna mediterranea. Si tratta di un ambiente ben conservato e che mantiene aspetti di naturalità molto elevati grazie anche alla gestione attenta che limita l’impatto eccesivo del turismo di massa.

È importante ricordare che il primo passo per conservare la biodiversità è conoscerla”, afferma il professor Di Giulio, entomologo dell’Università degli studi Roma Tre. “Così come per la recente descrizione della nuova specie d’ape, Andrena culucciae, individuata dal nostro team, anche la scoperta di questa nuova specie di ragno – aggiunge – conferma l’importanza della formazione di nuovi giovani tassonomi in grado di riconoscere e valorizzare la biodiversità, una competenza che ha visto l’Italia leader a livello mondiale in passato, ma che ora purtroppo si sta perdendo a causa del cambiamento delle priorità di investimento che penalizzano fortemente la ricerca di base”.

(Foto di copertina crediti: Andrea Di Giulio)


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