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Report Gabanelli sui Pronto soccorso “da chiudere”, arrivano le rassicurazioni dei sindaci di Augusta e Avola

SIRACUSA – Sanità pubblica tornata improvvisamente oggetto di preoccupazione in provincia. Mentre sull’ospedale “Trigona” di Noto si registrano da alcuni giorni proteste clamorose da parte di cittadini, dall’occupazione pacifica dei reparti di Ginecologia e Pediatria agli scioperi della fame, temendo di perdere il Punto nascita, ad Augusta come ad Avola da ieri serpeggiava un dubbio sul futuro dei rispettivi Pronto soccorso.

Preoccupazioni scaturite dalla pubblicazione del report giornalistico del 9 aprile scorso sul blog “Dataroom” di Milena Gabanelli, ospitato dal Corriere della Sera, dal titolo “Ospedali, i 300 reparti da evitare perché non sono sicuri”, e ritenuti “da chiudere” per il numero di accessi inferiore alla soglia di legge, tra cui figurerebbero in provincia i Pronto soccorso di Augusta, di Avola e di Noto.

Un elenco di 103 Pronto soccorso su 635 in Italia che non rispetterebbero il numero minimo di accessi medi giornalieri, fissato in 54 dal decreto ministeriale “Balduzzi” (70/2015) e che quindi andrebbero chiusi o riconvertiti a norma di legge. Secondo la tabella pubblicata nell’articolo relativa ai Pronto soccorso con numero di accessi inferiore ai 20 mila nell’anno 2017, il nosocomio di Noto ne conterebbe 18.767, Avola 18.526 (media di 50 accessi giornalieri) e Augusta 12.792 (media di 35).

Nell’articolo si specificava già che “questi criteri riguardano le metropoli e le aree dove l’offerta sanitaria è vasta, e non sono ovviamente applicabili all’alta montagna o alle zone geograficamente disagiate”. Probabilmente si è dimenticato di menzionare tra le eccezioni regionali alla regola le Aree ad elevato rischio di crisi ambientale (Aerca) in cui rientra Augusta (Aerca di Priolo).

Una tesi sostenuta stamani sui propri canali social anche dal sindaco Cettina Di Pietro e dal senatore Pino Pisani, ricordando, “dopo interlocuzione con la Direzione dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa”, che ai Pronto soccorso insistenti su tali aree e quindi anche a quello del “Muscatello” si applicano “parametri diversi di riconoscimento” e che “allo stato attuale non esiste, in definitiva, nessun rischio di rimozione dei P.S.”.

E il rischio non sussisterebbe neppure per Avola, come aveva affermato già ieri il sindaco Luca Cannata, liquidando la vicenda come “una fesseria” ed evidenziando che “gli ultimi dati rilevati non parlano affatto di cifre sotto i 20 mila accessi annui, anzi, per Avola ci si attesta ben oltre, sui 24 mila”, oltre ad annunciare l’investimento regionale di “circa 2 milioni di euro” per lavori di potenziamento del Pronto soccorso del “Di Maria” che “inizieranno a breve”.

(Foto generica)


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