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Siracusa, Santa Lucia, processione veloce per il rischio pioggia. L’arcivescovo Pappalardo: “Impegnarsi per costruire la civiltà dell’amore”

SIRACUSA – Una processione più veloce del previsto. Il simulacro di Santa Lucia è comparso sul sagrato della cattedrale alle 15,00 ed è arrivato nella chiesa della Borgata alle 18,30. La Deputazione della cappella di Santa Lucia ha deciso di anticipare i tempi, chiedendo ai portatori di “velocizzare” il passo per evitare il rischio pioggia. E così la processione odierna è stata quanto meno anomala. Una sola sosta “lunga”, quella delle 17 al Ponte Umbertino per il cambio dei portatori. Poi di nuovo spediti verso il Santuario del Sepolcro, dove la statua bronzea di Lucia ha fatto ingresso poco prima delle 18,30, con due ore e mezza di anticipo rispetto ai tempi previsti.

Numerosi comunque i fedeli che hanno accompagnato Lucia nel suo percorso dal Duomo alla Borgata. Incuranti del maltempo e del freddo, hanno mostrato ancora una volta la loro devozione invadendo le strade di Siracusa e seguendo con compostezza la manifestazione religiosa. Alcuni di loro lo hanno fatto a piedi scalzi. L’arcivescovo di Siracusa, monsignor Salvatore Pappalardo, ha invocato la protezione di Lucia: “Ti preghiamo, Santa Lucia – ha detto durante il discorso dal balcone dell’Arcidiocesi – per ottenere la fine della carestia dell’amore. Viviamo un tempo di incertezza e di smarrimento  nel quale ognuno ritiene se stesso criterio del bene e del male senza un forte riferimento ai valori morali. Viviamo un tempo in cui le persone più fragili sono considerate solo un fastidio e lo straniero è considerato addirittura un nemico da cui difendersi. Le nostre relazioni spesso sono improntate ad una litigiosità sterile che impedisce il dialogo ed ostacola la realizzazione del bene comune; si diffonde sempre più un atteggiamento di sfiducia che spegne sul nascere ogni speranza. Siracusa, che si onora di avere Lucia come concittadina e patrona continua purtroppo a vivere una profonda crisi morale, economica, sociale e politica”.

Poi ha chiesto a Lucia il dono della fede e della pace, dell’accoglienza del povero e dell’immigrato “come occasione di arricchimento in umanità e il dono della solidarietà e della dedizione responsabile verso la nostra comunità. Una comunità sofferente ma certo non rassegnata, desiderosa anzi di esprimere al meglio le proprie potenzialità al fine di costruire quella civiltà dell’amore, che è l’espressione più bella di ogni società, rispettosa dei diritti di ogni persona umana”


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